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Un disco lungo un secolo

Il Novecento è stato un secolo indiscutibilmente importante, in cui la mole di eventi complessi e determinanti è stata fortunatamente marcata stretta dall’occhio implacabile dell’arte.

Un’arte che in ogni sua forma ha fatto alternativamente da allarme e da accusa, da coscienza e da incoscienza: per esperire un secolo talmente nefasto eppure affascinante si sono messe in moto le intelligenze più alte, dal Chaplin di Tempi Moderni al Picasso di Guernica, dal Wells de La Guerra Dei Mondi al Rossellini di Roma Città Aperta.
L’Italia, popolo di santi, poeti e navigatori, proprio con la poesia ha dato un apporto fondamentale: un paese che ha vissuto in prima persona due guerre mondiali, che dopo la tragica beffa del totalitarismo fascista ha dovuto correre per un intero cinquantennio per stare al passo con tempi di cui non era più padrone, non poteva non partorire di riflesso menti geniali che riuscissero a mettere su carta sentimenti pulsanti sottopelle.

Lodevole quindi, anche se non proprio originale, l’intenzione di ridare smalto a quindici gioielli tutti italiani, e spiace profondamente dover assegnare agli Altera un basso voto: forse è vero che tutta la musica può fare da sfondo a tali gemme, ma sentire Attesa o Versi E Controversi così conciate mette un po’ d’angoscia.
E’ davvero così difficile ideare una musica originale, o anche solo emotivamente forte, quando si hanno testi di tale grandezza a propria disposizione? E perché nulla aggiunge la presenza di personaggi quali Omar Pedrini, Manuel Agnelli, Franz Di Cioccio e Roberto “Freak” Antoni?
Usare praticamente la stessa base musicale per quasi tutte le poesie è un lusso cui non ci sentiamo di acconsentire: anche per noi che viviamo di musica, meglio una voce recitante immersa nel silenzio piuttosto che una versione talmente piatta di Uomo Del Mio Tempo, o della immortale, splendida Natale ungarettiana.

Qualcosa, comunque, si salva: la tromba di Fresu risolleva Il Canto (Merini), mentre il binomio La Notte Lava La Mente / Sera Di Pasqua (rispettivamente Luzi e Montale) si dimostra sinceramente tamarrona (e in forte odore di eighties) ma piuttosto godibile. Buoni i giochi di voce nel prologo e nell’epilogo di Covoni, mentre è impossibile sbagliare sulla contrizione di Se Questo E’ Un Uomo (bello il silenzio finale da sfondo alla rabbia di Alessandro Quasimodo, voce recitante).
Si salva e splende, poi, la ghost track vocale, documento di altissimo valore (se non altro sentimentale) sulla tragedia del 6/12/1990, mediante il quale gli Altera confermano il serio interesse che li ha portati alla realizzazione di un cd come questo, contro ogni logica commerciale, oltre all’indignazione compita e silente verso un avvenimento buio che chiude un secolo nero. I proventi di Canto Di Spine verranno destinati a scopi solidali, e questo a volte vale più di mille belle poesie.

TRACKLIST

01. Prologo: Le cose che fanno la domenica (Govoni) 0:36
02. La notte lava la mente (Luzi) 3:46
03. Sera di Pasqua (Montale) 4:54
04. Johnny Guitar 0:34
05. Il canto (Merini) 2:56
06. Attesa (Cardarelli) 4:15
07. La notte (Pavese) 3:57
08. Se questo è un uomo (Levi) 2:20
09. Versi e controversi (Caproni) 5:00
10. Una disperata vitalità (pt. VII) (Pasolini) 7:15
11. 1974 (Brauns) 3:45
12. Uomo del mio tempo (Quasimodo) 3:57
13. Natale (Ungaretti) 2:34
14. Amico fragile (De André) 7:43
15. Lavoro (Saba) 1:19
16. Poetica (2) (Crovi) 3:26
17. Epilogo: Le cose che fanno la domenica (Govoni) 2:30
18. Ghost track: Casalecchio di Reno, dicembre 1990 2:25

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