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Matrici pop a confronto

Fa un gran piacere che dopo una lunga, sofferta semina, si può cominciare a veder spuntare validi frutti. E’ il caso di Sean O’Hagan, che del pop è tra gli artigiani più preziosi. A volte fa più commozione poter intravedere il proprio stile, la propria architettura, riflessa in lavori altrui.

Come in quello di Anthony Rochester, la cui arte, che è il caso di precisare, rifulge di luce propria, si ammanta e si veste saggiamente di suggestioni High Llamas, degli stessi eccelsi arrangiamenti, e di altri elementi del modernariato-retrò pop che accosta mirabilmente strumentazione analogica e digitale, ma rifuggendo ogni ipotesi manierista. Organi, viole e violoncelli bagnati nell’elettronica gentile di tastiere che esaltano pudori, favoriscono discrezioni e intimità, quelle che più mettono a nudo candide intenzioni.

La bontà dei brani provvede al resto. Elephant, Prism and playdough è easy listening in forma sì smagliante da indurre gioia e giustificare tripudio; poter scoprirlo ancora possibile, oggi, imperituro, in autori nuovi di zecca.

Questo album, perfettamente senza età, nella propria sequenza è che un estratto dal tema Un homme et une femme o le gocce pianistiche bacharachiane scandite in Sma sanno saldare, congiungere, mantenere per sempre- evidenzia il buono stato della sensibilità e del gusto pop di matrice sixties, e rincuora sulla vitalità, sulla capacità di rinnovamento di un genere a cui alcuni esegeti hanno attribuito l’estinzione da tempo.

TRACKLIST
01. introductory music
02. elephants
03. (un homme et une femme)
04. prism of playdough
05. SMA
06. ham
07. greased llamas
08. babadadadadadadum
09. insider bean
10. animals were harmed
11. country space
12. teddy bear
13. run for cover

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