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L’anno zero che verrà

Una sirena, rumori metropolitani in lontananza, un inquietante conto alla rovescia. Così inizia Welcome to Anno Zero; questo l’intro utilizzato per prepararci al pugno nello stomaco dovuto all’impatto con il suono del gruppo partenopeo.

Un hip-hop d’assalto colorato dal rock, ricco di distorsioni e scratch, un concentrato di energia con i due singer che si rincorrono su metriche incalzanti.
Su questa musica che lascia senza respiro gli Anno Zero ricamano la fitta rete dei loro testi inquadrando una realtà che catapulta i “bassi” di Napoli verso i ghetti e i sobborghi delle metropoli americane. Un richiamo che parte fin dal sound ma che la band completa così in maniera perfetta pur mantenendo intatti ideali e rituali della cultura napoletana quali il fatalismo e il viscerale amore per la propria terra.
L’ep, in circolazione dal novembre scorso per mano della esordiente Supple Productions, si apre con N’ata jurnata, il brano che, alla distanza, risulterà essere il migliore e che riassume appieno tutte le componenti del suono Anno Zero.
E’ più cattiva, capace di urlare un disagio interiore; dal suono decisamente più metal ma comunque arricchito di campioni. Simpaticissime, invece, le accelerazioni e il drum n’ bass a fiato sul collo di Fuje. Esempio di perfetto connubio tra musica e testo. E poi ancora gli scratch e i campionatori a condire Basta!.
Più sottotono, in entrambi i sensi, è la conclusiva Luce, l’unico brano cantato in italiano. Le strofe e il modo di cantarle peccano di già sentito e la dinamica stanca. A salvarla, per fortuna, c’è un ritornello che è comunque degna conclusione di questo lavoro e che ancora una volta riesce ad esternare un’insofferenza e un’insoddisfazione di fondo e tanta voglia di reagire per le cose che non funzionano come dovrebbero e come si vorrebbe.
Il disco è arrangiato e missato con cura e ha un suono che, per quanto in alcuni episodi possa, in maniera latente, ricordare altri gruppi della zona, vive e pulsa della propria originalità.
E’ un lavoro valido su tutti i fronti, compreso quello dell’espressione del proprio pensiero che gli Anno Zero fanno viaggiare su binari sicuri: quelli che partono dal loro animo e arrivano alle coscienze della gente.

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