Musica e non solo

Recensioni e News dal mondo della musica

La leva calcistica del ’68: esegesi di un evergreen

“La leva calcistica della classe ’68” è un brano scritto da Francesco De Gregori nel 1982 ed inserito nell’album “Titanic”. Nel testo, il cantautore, riesce a estrarre tutta la poesia che può esserci dietro ad una carriera calcistica e proprio come per un match di calcio presente sui siti bookmakers aams, ne riesce a cogliere in pochi minuti tutte le sfumature dei 90 minuti, di quello che succede prima, di quello che succede dopo: una carriera appunto. E insieme alla carriera c’è la vita di un “piccolo uomo” che “non deve aver paura” e insieme alla paura, come per ogni uomo, ne narra le componenti emozionali quali ansia, soddisfazione, riscatto, l’angoscia, la gioia finale, il successo. La leva è un inno al calcio, a un’Italia che fu, specchio di Nino, proprio nel riscatto, nella speranza e nel futuro.

La narrazione Poetica

De Gregori racconta di Nino, un bambino che si appresta a sostenere un importante provino per una squadra di calcio, accompagnando l’ascoltatore attraverso tutte le emozioni che possono dimorare nella fragilità speranzosa di un bambino in una prova del genere. Un’indagine delle sensazioni in cui De Gregori, attraverso i rapporti del piccolo Nino con l’allenatore e suo giudice divisorio tra il fallimento e la gloria, nel passaggio da giovane talento a uomo e vero giocatore. Un’altalena di emozioni dal dubbio di non farcela , di essere uno dei tanti, di quelli che avrebbero potuto, alla gioia di percepire le proprie gambe che scacciano via le angosce e permettono al giovane di mostrare ogni sua abilità.  De Gregori, spinge sui veri valori che un uomo come un calciatore deve dimostrare nella vita come sul campo per essere tale: “Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia…”.

Le analogie con la vita

Alla fine arriva la maglia numero 7 ed è un finale a lieto fine per Nino con il quale De Gregori vuole donare l’analogia tra calcio e vita, entrambe fatte di sacrificio, umiltà e sani principi, e che solo tramite questi valori si possono raggiungere gli obiettivi importanti, nel campo e nella vita. Ecco: la vita come una carriera calcistica, un provino per determinare la maturità di un uomo, un rigore per capire a quali valori guardare. Queste sono le metafore racchiuse tra le righe di uno dei brani più famosi e importanti di tutta la musica italiana.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copyright © 2018 Musica e non solo