| Articolo pubblicato il 14 01 2008 |
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La piccola grande cosa
di
Stefano Bartolotta
“La piccola cosa, che non è i c|o|d ma è solo la piccola cosa”: così si firmava Emanuele Lapiana in uno dei primi comunicati su MySpace a nome N.A.N.O., il nome del suo nuovo sé stesso che ha scelto per ripartire dopo la fine della sua avventura precedente. Ci perdonerà, s pero, il buon Emanuele, per il riproporsi del confronto con il suo passato sia nelle nostre teste, che, soprattutto, nel momento in cui spieghiamo chi è il N.A.N.O a chi ancora non lo sa. “Chi vai a vedere stasera?” mi chiede un’amica. “Vado a vedere il N.A.N.O.”. “E chi è?”. “E’ il nuovo progetto del cantante dei c|o|d”. “Dai, che bello, non lo sapevo! Ma…da Milano fino a Verona, ne varrà la pena?”.
Altroché se ne è valsa la pena. Il concerto è stato semplicemente gigantesco, soprattutto per essere riuscito ad amplificare quella sensazione di miscuglio tra intensità emozionale ed intimismo che già traspariva dal recente lp di ripartenza Mondo|Madre. Anzi, chi è venuto all’Emporio Malkovich (a proposito, nota di merito per questo bellissimo club, di dimensioni ridotte ma strutturato ottimamente) solo per constatare lo stato di forma di Lapiana senza conoscere il disco, rischia di esse re deluso dall’ascolto a casa, tanto le canzoni hanno reso in veste live. Al centro di tutto la voce del protagonista, in uno stato di forma a dir poco smagliante: grande pulizia ed espressività che non vengono minimamente scalfite da cambi di tonalità anche complicati, e anche sui registri vocali più alti, pur se raggiunti repentinamente, abbiamo un cantante che né urla e nemmeno usa il falsetto, ma semplicemente tira fuori da qualche angolo recondito del suo corpo interpretazioni in grado di toccare l’ascoltatore nelle sue corde più intime, così come i grandi live sanno fare.
Attorno a questo cantato-monstre il suono rispecchia la varietà presente su disco, con i quattro musicisti che mostrano sempre grande compattezza, superando con naturalezza anche qualche problema tecnico. La tastiera propone sempre dei ricami efficaci intorno sia alle basi elettroniche che alla voce, la sezione ritmica spinge sempre con la giusta intensità (alta o bassa a seconda di quello che serve) pe r alimentare le sensazioni proprie della canzone, e sempre nella stessa ottica, la chitarra di Lapiana interviene in modo più o meno massiccio.
Un’ora in cui sono stati proposti tutti i brani del N.A.N.O., salvo gli intermezzi di Madrid, in cui il turbine di emozioni vissuto è stato notevole, in cui Emanuele ha mostrato di credere al mille per cento in questo suo nuovo progetto, senza, per fortuna aver perso la buona abitudine di interagire molto con i fans (tra i quali era presente nientemeno che Max Collini) e di nutrirsi delle loro ottime vibrazioni come linfa vitale. Così come siamo stati tutti dispiaciuti della fine dei c|o|d, c’è da essere altrettanto convinti che questo “inizio di qualcos’altro” sia semplicemente il migliore possibile.
Le foto sono di Paolo Colnaghi
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