| Articolo pubblicato il 13 05 2002 |
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Vent'anni di critica rock: Max Stefàni
di
Carlo "Cruel" Crudele e Salvatore "Howtired" Patti
"Quasi Famosi", il film di Cameron Crowe, ha rivestito la vita del critico
di un'aura decisamente romantica. Ci racconti dei tuoi inizi? Come e perché
hai deciso che oltre ad ascoltare musica era il caso di scriverne?
E' iniziato per gioco, per passatempo. leggere una rivista di hi-fi,
vedere le rec e chiamarli per vedere se gli poteva interessare qualcosa è
stato un lampo. per fortuna neanche loro sapevano come giocarsi la sezione
musicale ed è partita. per 3 anni un hobby, poi qualche lira, poi
l'esplosione dell'hi-fi e della stessa casa editrice, la prima rivista
"popstar" (poi "rockstar") e infine il Mucchio in proprio perchè è meglio
lavorare per sè stessi che sotto padrone. Pur con tutti gli inevitabili
aspetti negativi.
Vederlo come un lavoro e non come un hobby è stato dunque una conseguenza
decisamente non prevista agli inizi. Un colpo di fortuna.
Secondo Lester Bangs scrivere di musica ha molto a che fare con il fatto di
voler imporre agli altri i propri gusti musicali. Cosa ne pensi? E secondo
te qual è il compito della critica rock?
Può darsi che lo sia per molti, ma non per me. Il compito del critico è
quello di filtrare attraverso la propria esperienza e onestà il prodotto
disco cercando di ampliarne il messaggio e valutare in fondo se vale o meno
il denaro richiesto.
Quali devono essere gli ingredienti di una recensione? E' più importante
esprimere le proprie reazioni emotive o descrivere il disco con pacato
distacco?
Ho sempre pensato che siano più importanti le proprie reazioni emotive, non
dimenticando mai il rispetto verso chi legge, saper moderare i propri gusti
e le proprie passioni e che in fin dei conti si tratta soltanto di non far
buttare i soldi a chi ti legge.
Cosa rispondi a chi accusa il Mucchio di non essere aperto alle novità? Di
recensire "sempre lo stesso pop/rock" da anni?
Una delle caratteristiche del mucchio è sempre stato quello di non dormire
su gli allori. anzi, il fatto di essere sempre al passo con i tempi ci ha
creato non pochi problemi con i vecchi lettori. Se noi non siamo al passo
con i tempi non lo è il 100% della migliore stampa internazionale visto
che parliamo della stessa roba!
E' opinione comune che in Italia non si possa vivere con il giornalismo
rock. Che le vendite spesso non bastino a sopravvivere e sia dunque
necessaria la pubblicità che può rendere le riviste "ostaggio" degli
inserzionisti. E' ancora così?
Purtroppo si. Si vende in tutta Italia quello che si dovrebbe vendere solo
a Milano. le vendite sono mediamente il 20% di quelle di Francia, Germania
o Spagna. per non parlare di Uk, Usa o Giappone. La vendita media dei
mensili italiani di musica oscillano tra le 5 e le 15mila copie, quando va
bene. Non sempre è stato così. Negli anni settanta "Ciao 2001" riusciva a
vendere anche 60mila copie a settimana e lo stesso negli anni ottanta
"Rockstar". Le major non fanno quasi più pubblicità quindi parlare di
ostaggio non ha senso. Le indie la fanno ma sono molto più intelligenti
essenso strutture piccole e quindi si può benissimo avere un rapporto di
reciproca stima e rispetto. La pubblicità extra settore non si trova.
A questo proposito, un appunto rivolto spesso alla critica musicale italiana
è la paura di stroncare i dischi, per non incorrere nelle ire dei
distributori, delle labels o degli artisti. Secondo te è giustificato o sono
solo pregiudizi? Il mondo musicale quanto è suscettibile e come reagisce
alle critiche?
Se recensisci male un disco, alle major non gliene frega niente perchè
sanno che non vendi un cazzo. Nel caso si trattasse di un disco italiano
può capitare di dover discutere con il manager o il musicista. per i
prodotti indie può essere un problema perchè puoi anche rovinarli.
Ovviamente dovendo fare una scelta tra 1000 cd al mese finisci per scrivere
solo di quelli che più ti piacciono e quindi è logico che finisci per avere
molte più recensioni positive che negative. Parli male di un disco solo se è
importante e allora non puoi farne a meno.
Qualche breve giudizio sulla concorrenza, italiana ed estera, in una frase:
- Blow Up
Fatto molto bene anche se molto "modaiolo". D'altra parte devono anche loro
vivere. Isidoro è molto bravo.
- Rockerilla
Ha decisamente fatto il suo tempo anche se negli anni ottanta ha avuto i
suoi meriti, specie nel seguire la musica inglese.
- Rumore
Negli ultimi anni molto confuso. Non ha saputo reagire con vigore
all'attacco di nuovi concorrenti come Blow Up e Sorge è troppo in balia dei
principali collaboratori.
- Buscadero
Anacronistico e fuori dal tempo. d'altra parte serve solo a far vendere cd
al negozio proprietario del giornale. Si è ritagliato une fetta di mercato
di over 50 che gli permette di sopravvivere.
- Les Inrockuptibles
Abbiamo per lungo tempo avuto con loro uno scambio di opinioni e seguito
progetti paralleli. Ultimamente sta lentamente abbandonando la musica per
diventare un settimanale culturale ad ampio raggio, viste anche le ottime
reazioni del mercato. (60.000 copie a settimana di venduto). anche noi
seguiamo una strada simile, ma la musica resta per il momento il 70% del
giornale. Loro già stanno al 30%.
- NME
Non ha più senso. solo per le news che poi si trovano anche su internet.
- Wire
Molto modaiolo ma troppo settoriale.
- Rolling Stone
A parte qualche bella intervista non ha più senso leggerlo. D'altra parte
la musica è solo un pretesto.
- Mojo
Fatto benissimo. foto, interviste ed approfondimenti di altissima qualità
anche se ovviamente si rivolge a un target over 45. "Mucchio/Extra" parte
dallo stesso concetto.
Qual è il giornalista rock che leggi con più piacere?
Bertoncelli in Italia e molti di quelli che scrivono sul Mucchio. Molti
all'estero, specie americani e francesi.
Credi che il futuro delle riviste musicali sia esclusivamente online o sia
destinato a rimanere cartaceo? Conosci e/o leggi qualche webmagazine? In
generale, come giudichi le recensioni sul web in fatto di attendibilità?
Credo che almeno per una ventina di anni il prodotto cartaceo manterrà la
sua leaderchip. almeno fino a che non si riuscirà a mettere l'on-line a
pagamento perchè i collaboratori e una redazione fissa hanno dei costi e
nessuno vuole lavorare gratis. non ho molto tempo per leggere i
webmagazine, sono molto dilettanteschi ma è una buona palestra
d'allenamento. Alcuni dei nuovi collaboratori del Mucchio li ho pescati in
rete.
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