| Articolo pubblicato il 18 11 2002 |
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Le visioni musicali di David Grubbs
di
Pasquale Boffoli & Carlo Crudele
Salve David, come va? Ricordo ancora un tuo concerto del 2000, a Bari per la manifestazione Time Zones: un'esibizione solitaria, in una bellissima chiesa... e l'acustica era perfetta. Ricordi qualcosa al riguardo?
Ricordo che lo scenario di Bari era fantastico, e finalmente ebbi modo di prendermi il mio tempo, di giocare con dinamiche più aperte, e lasciare ad ogni singola nota il proprio tempo naturale. Heavenly!
Rickets & Scurvy è decisamente diverso dai tuoi lavori precedenti: un lavoro di gruppo con una band elettrica che comprende Dan Brown, John McEntire e l'elettronica di Matmos. Cosa puoi dirci di questo radicale avvicinamento a territori per te atipici?
Beh, ho usato la chitarra acustica come strumento principale per gli ultimi dieci anni, e, molto banalmente, ho capito che era giunto il momento di ri-imparare a suonare quella elettrica! Sentivo che gli arrangiamenti di The Spectrum Between, in cui la chitarra acustica ha come contraltare un intero kit di batteria, fungevano da soluzione stranamente ispirata, ma non avevo voglia di ripetere la cosa.
A proposito di esperienze già vissute, cosa puoi dirci degli anni con i Gastr Del Sol?
Un'esperienza da cui ho imparato molto, di sicuro! E' stato certamente il periodo in cui ho imparato di più sulle registrazioni in studio, sul lavorare con un gruppo differenziato di collaboratori e sul mettere in piedi concerti dotati di flessibilità, improvvisati, "senza rete".
Il tuo stile di oggi è sicuramente composto anche dalla tradizione Americana, da generi come il country ed il folk. Puoi dirci cosa significano oggi per te questi termini?
Mi piace molto il country Americano e la musica folk, in particolar modo la Carter Family e il primo bluegrass di personaggi quali i Monroe Brothers e gli Stanley Brothers. Ma temo che il country odierno - specialmente la corrente del "new Nashville" - rappresenti un certo conservatorismo culturale che trovo maligno e pericoloso. Questi sono gli artisti più vicini a George W. Bush, cosa che trovo disgustosa.
Siamo d'accordo (sul parallelo Bush = disgustoso, quantomeno). Torniamo a te ed alla tua chitarra: per quanto riguarda lo strumento, quali sono i tuoi maestri di sempre?
Oh, i miei all-time favorites? Tara Key, Derek Bailey, John Fahey, Henry Kaiser e Bruce Witsiepe...
Come definisce David Grubbs la propria musica oggi?
Santo cielo, per fortuna questo non è un compito che spetta a me!
Giusto... ma quale dei tuoi album pensi possa rappresentare al meglio la tua visione musicale?
Mmm... devo dire che sono riluttante all'idea di doverne scegliere uno solo, perchè vorrebbe dire che io ho una sola visione musicale, e probabilmente a quel punto farei album tutti uguali. Oggi Rickets & Scurvy rappresenta probabilmente nel modo migliore ciò che musicalmente mi affascina, ma sono sempre molto interessato al prossimo disco su cui lavorerò...
E che ci dici della collaborazione con il novelliere Rick Moody, che ha scritto i testi per Transom e A Dream To Help Me Sleep?
Beh, non avevo mai collaborato sui testi prima d'ora, e devo dire che sono stato contento di delegare un po' di quelle responsabilità che prima avevo completamente nelle mie mani.
Il bilanciamento tra chitarre elettriche ed acustiche, la presenza del piano e delle ottime melodie su Rickets & Scurvy ci rimanda un po' al folk-rock inglese degli anni '60, anche se il suono è sicuramente attuale. Siamo sulla stessa linea d'onda?
Forse il mix di acustico ed elettrico rimanda un po' a qualche album degli anni Sessanta, ma in generale tendo a fare dischi che suonino attuali. Non sono una persona particolarmente "retrò"...
Beh, in tour stavolta ti porti una full band?
Sì: è un trio formato da me, Thomas Belhom e Noel Akchote.
Sembra interessante... Cosa ci dici dell'elettronica nella tua musica, David?
Era una priorità nell'ambito dei Gastr Del Sol, e, dopo esserne stato volutamente lontano per cinque anni, la sto riprendendo nei miei album in solo.
Tieni duro, siamo alla fine: in qualità di webmagazine, chiediamo sempre agli artisti che intervistiamo cosa pensano di cose quali gli mp3 e tutto quello che concerne la relazione tra musica ed internet. L'opinione di David Grubbs?
Come molte altre persone, trovo che la tecnologia sia una cosa incredibile, e non ho un'idea chiara di quale sarà l'impatto definitivo sull'industria discografica. Sarà quel che sarà: non sono uno di quelli che propone di chiudere siti come Napster... al momento mi interessa più sapere quali sono le implicazioni a livello "estetico" per coloro che producono musica.
Ultima domanda: vedi internet come un possibile percorso per sviluppare nuove idee e nuovi suoni, mediante collaborazioni o condivisione di files? Come ti rapporti con questo "nuovo" mondo di possibilità?
Beh, al momento utilizzo la rete prevalentemente per essere in contatto con più persone, per ascoltare e leggere un maggior numero di progetti e cose simili. Per me, internet al momento è prevalentemente un espediente.
Ok, tutto chiaro. Grazie mille per la estrema disponibilità (e pazienza!)
Grazie a voi.
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