| Articolo pubblicato il 23 12 2002 |
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Tra ispirazione e disperazione
di
Salvatore "Howty" Patti
In italia non abbiamo ancora letto il racconto di Duncan al quale si ispira il tuo disco. Ci puoi spiegare perché ti ha affascinato in questo modo?
Io e Glen siamo amici d'infanzia, e lui viveva nel mio appartamento nel periodo in cui stava scrivendo il libro. Avevamo parlato tante volte di fare qualcosa insieme e abbiamo discusso a lungo le idee ed i temi del libro. A me piaceva molto l'idea di scrivere una colonna sonora di un racconto, poi una sera in un bar di Clerkenwell abbiamo avuto l'idea di farlo davvero, e nove mesi dopo, come un bambino, eccola qui.
Quanto è stato diverso scrivere canzoni ispirate da un libro rispetto al tuo solito modo di comporre? Avevi delle immagini in mente o hai lasciato che la parola scritta ti ispirasse?
Beh, credo di essere stato ispirato principalmente dall'idea che la relazione tra Dio e Lucifero fosse una specie di storia d'amore andata male. In un certo senso loro si amano ancora l'un l'altro, ma non possono accettarsi vicendevolmente. E poi ci sono vari concetti ed immagini nel libro che sento molto vicini: la libertà, la commedia nera, il rimpianto, l'educazione cattolica...
Le foto di copertina suggeriscono un'identificazione - almeno in parte - nel personaggio principale. E' così? Eri più affascinato dalla storia o dal protagonista?
Sì, certamente posso riconoscermi nell'idea di Lucifero come spirito libero, l' "enfant terrible" per eccellenza, il massimo dell'anticonformismo. Personalmente, rinuncerei volentieri a tutta quella faccenda del maligno - non sono un satanista - ma nel libro lui è malvagio solo perché questo è l'unico modo che ha di liberarsi della presenza di Dio.
Il fatto di poter impersonare qualcun altro per questo disco ti ha aiutato a focalizzare I tuoi pezzi lontano da te' stesso? Quanto erano autiobiografiche le canzoni di "When Cupid meets Psyche"?
Beh, diciamo che erano autobiografiche a livello emotivo, e non letterale. In altre parole, le canzoni non erano "canzoni d'amore" ma "canzoni sull'amore". Non parlavano di una persona specifica (beh, ok, in realtà un paio lo facevano, ma non dirò quali)
Hai studiato arti visive prima di dedicarti alla musica, e molti hanno colto i riferimenti cinematici nel tuo lavoro, così come l'ispirazione di Morricone ed altri compositori di musiche per film. Ti piacerebbe scrivere musiche per il cinema o dirigere un film?
Sai, ho studiato al Royal College of Art qui a Londra, che dovrebbe essere una della migliori scuole d'arte del mondo ma non ho mai mai sentito di stare veramente esprimendo la mia creatività sino a quando non ho iniziato a fare musica. Però amo molto il cinema e ho già realizzato colonne sonore per diversi documentari della BBC, e mi piacerebbe farne altri. Amo il modo in cui le immagini e la musica interagiscono e si influenzano a vicenda, influenzando anche il modo in cui lo spettatore percepisce i due elementi - Morricone era un maestro in queste cose. Molti di quei film vengono ricordati tanto per la musica quanto per la storia.
Hai un controllo molto stretto sul tuo lavoro: scrivi ed arrangi i pezzi, suoni gran parte degli strumenti e canti. Hai la necessità di controllare ogni aspetto delle tue canzoni?
Sì, ho paura di essere un vero fanatico in questo senso. Non credo che potrei mai suonare in una band. Ma è stato comunque bello lavorare con tutti gli ospiti che hanno collaborato all'album.
Nei tuoi dischi hai sempre cercato di creare un tuo suono che fosse "fuori dal tempo": sei affascinato dalle vecchie canzoni?
Mi piace molto il suono dei vecchi dischi. Non solo le canzoni, ma anche l'acustica: quel suono sommesso e leggermente distante, è come se avesse un fascino particolare, no? Mi piace molto quel suono che sembra venire da un altro mondo, come qualcosa che si ascolta in una stanza lontana, o il suono di un ricordo sbiadito. E poi quei vecchi dischi possono essere molto strazianti e buffi allo stesso tempo, il che è grandioso
E sei d'accordo sul fatto che l'atmosfera di questo disco è più scura e "raccapricciante" dei precedenti lavori?
Hmmmmmm.... non sono sicuro che sia "raccapricciante".. forse intendi più atmosferica?
In effetti hai ragione, è un disco decisamente più "scuro" del precedente, sia a causa del soggetto trattato che dei pensieri che mi attraversavano la mente mentre componevo, la morte e cose del genere. Come ti dicevo mi piace molto riuscire ad esprimere humor e tristezza l'uno di fianco all'altro…
Beh, è come se uscisse da un club parigino. Che atmosfere volevi evocare?
Nella mia testa gli eventi avevano luogo tra paradiso e terra, ed io ho immaginato il paradiso come questo enorme salotto con un'orchestrina che suona - sì, un po' come i jazz club di Parigi - e Dio nel ruolo del direttore d'orchestra. Non voglio svelarti troppo del libro per non rovinarti la lettura, ma il finale mi ha lasciato con un retrogusto particolare.. più di distanza che di raccapriccio.
Trai le tue influenze da fonti molto diverse: Tin Pan Alley, jazz, musica da film… che tipo di musica ascoltavi da bambino?
Mio padre e il mio prozio erano grandi fanatici del jazz, così mi ricordo di aver sentito soprattutto molto jazz. E qualcosa di easy listening, e ovviamente le colonne sonore dei film che vedevamo. Poi una mia ex mi ha fatto conoscere Serge Gainsbourg e da lì è iniziato tutto…
Perché hai scelto di nasconderti dietro tutti quegli pseudonimi? C'è davvero una "big band" che suona nel disco?
Sono affetto da personalità multipla. C'è una patologia del genere in Italia? E' una specie di versione musicale della schizofrenia. Sentivo di diventare un personaggio diverso quando stavo scrivendo determinate canzoni. E poi c'è molta varietà nei suoni del disco e in fondo è una "colonna sonora", quindi è giusto che abbia tutti quei contributi di autori differenti.
Quanto alla band, diciamo che ho creato la mia piccola big band personale in studio.
Mi è piaciuta soprattutto la brillantezza di "The Ugly and the Beautiful": il verso "love is the greatest gift from the ugly to the beautiful" è tratto dal libro o è farina del tuo sacco? Pensi davvero che le persone belle non possano amare?
Grazie. Non è una frase presente nel libro, ma c'è quel sentimento in una delle relazioni che vengono descritte nella storia. Sì, penso che le persone belle possano amare: è l'amore che rende le cose belle dopotutto. E la bellezza senza amore è molto sgradevole, non trovi? Ma trovo anche che per molte ragioni sia più difficile per le persone belle provare amore.
Questo è il tuo secondo album in circa dodici mesi. Sei uno scrittore prolifico? Si può dire che scrivere sia una necessità per te?
Sì, è una ossessione totale. In effetti per "I, Lucifer" ho scritto materiale a sufficienza per due album, e ho appena scritto un bel po' di pezzi ispirati alla musica di Eric Satie/Morricone. Il fatto è che la vita è così breve, e mi sento davvero realizzato e felice solo quando esprimo la mia creatività. Se non creo, cado nella disperazione… chissà se questa è ispirazione o disperazione.
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