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Artista: Sylvain Chauveau
Genere: elettroacustica, ambient
Intro: Quattro chiacchiere con uno dei più dotati compositori francesi del momento. Per chiedergli della sua attività artistica e delle sue prospettive future.

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Chauveau
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intervista
Articolo pubblicato il 16 03 2003
Questo articolo è stato letto 2551 volte

Perenne inverno
di
Salvatore "Howty" Patti

Si dice che tu non sappia leggere la musica: è vero? E come si spiegano tre album così profondi?
E' vero, non ho mai studiato musica: non ho nessun addestramento classico e non ho studiato teoria. Ho cominciato a suonare abbastanza tardi, a diciannove anni, guidato soltanto dalla passione. E non c'è bisogno di saper leggere la musica per comporre, devi solo trovare la tua notazione o lavorare secondo la tradizione orale. Venendo dalla scena rock, ci ero abituato.

Mi sembra di capire che per le scrivere musica sia, più che una passione, un'esigenza. Sei in grado di spiegare cosa ti spinge a comporre?
Compongo musica perché sento di doverlo fare. Non mi costringo mai a farlo, ma se smetto per un certo periodo di tempo comincio a sentirmi male e torno subito al lavoro. E' come se desse un significato alla mia vita, il mio personale mezzo di espressione. Non so nemmeno perché, non sono certo di riuscire a spiegarlo al mnomento, ma è una specie di ossessione e voglio continuare a fare musica per tutta la mia vita.

A proposito della tua musica si è parlato di Henryk Gorecki, di Erik Satie, di Philip Glass, Musique Concrete... ma da cosa sei partito? quali sono stati gli ascolti che ti hanno convinto/spinto a comporre musica?
ho cominciato a suonare musica rock alle scuole superiori. Sono un ascoltatore, prima di essere un musicista. Quello che mi ha aiutato all'inizio è stata la filosofia punk: fai ciò che vuoi, anche se la gente dice che non puoi farlo. Direi che sono un compositore post-punk: Mark Hollis e i Talk Talk sono stati molto importanti per confermare i miei punti di vista, e Satie e Gorecki sono perfetti esempi della bellezza che è possibile raggiungere con i suoni.

Mi pare che tutti i tuoi dischi abbiano una forte componente emotiva e tendano a coinvolgere molto l'ascoltatore, anche se sono prive di testi. quale credi che siano gli intenti comunicativi nella tua musica?
Con i miei pezzi sono alla ricerca della bellezza. E per quel che mi riguarda la bellezza è nascosta in ambienti melodici, con un forte aspetto melanconico. Il mio sogno è che un ascoltatore scopra uno dei miei pezzi e ne sia così toccato da piangere.

In Italia i tuoi tre album escono quasi in contemporanea, velocizzandi un po' il tuo percorso di crescita. Credi che nel complesso questi tre dischi diano una buona descrizione di te come artista, e della evoluzione che hai attraversato?
Sì, in quei dischi c'è davvero tutto me stesso. Credo siano molto differenti ma vanno tutti nella stessa direzione: brevi pezzi per piano, a volte archi, molto semplici e melodici, con qualche glitch elettronico molto discreto. Ma è solo l'inizio del mio lavoro, migliorerò con il passare degli anni, perchè ho bisogno di farlo e sono disposto ad accettare i sacrifici che ciò richiede.

Dei tre album, "Nocturne" sembra essere quello più estremo sul versante emotivo. Hai messo qualcosa di più in quel disco?
Non più che su "le livre noir", direi lo stesso: il massimo che potevo fare.

A proposito di "Un Autre Decembre": ho letto la spiegazione del titolo (riferita ad un poema di Brel) e mi pare che tutto sia permeato da un grande pessimismo: ti consideri un pessimista o solo un osservatore critico?
Non sono un grande osservatore, e la mia opinione non è poi così importante. Non credo che sia una visione particolarmante pessmistica. Il fatto è che viviamno in una specie di inverno perché i beni materiali ci danno conforto ma non felicità. Perché è impossibile essere perennemente soddisfatti nel corso di una vita umana, e l'assoluta serenità richiederebbe un gran lavoro sulle nostre condizioni sociali ementali. uan cosa che le società occidentali hanno negato per secoli.

Mi parli dei tuoi lavori come micro:mega e ARCA? Sono in qualche misura paragonabili ai tuoi dischi solisti?
Micro:mega è una collaborazione tra me e Fred Luneau, una sorta di ambient-rock. Gli Arca invece siamo io e Joan Cambon, una band di post-rock cinematico. Sono progetti diversi tra loro, forse le somiglianze stanno nella lentezza dei tempi e nel senso della melodia, ma niente di più.

Che considerazione hai della scena elettronica/minimale francese?
Non credo che la scena elettronica in Francia sia più attiva che in altre nazioni.

Come sei entrato in contatto con la Fat Cat? E cosa pensi del fatto che il tuo disco affronterà un mercato diverso da quello francese?
Ho spedito loro un demo quando stavo cercando una nuova etichetta dopo il mio primo album solista. E credo che la mia musica possa essere ascoltata ovunque, perché è tranquilla e semplice, e non ci sono parti vocali in una lingua che non puoi capire.

Ci parli della tua collaborazione con i Man? e della colonna sonora alla quale hai lavorato? di che tipo di musica si tratta? Hai visto le immagini prima di comporre?
Con i Man ho realizzato la colonna sonora di un film di Sébastien Betbeder intitolato "des voix alentour". Loro sono una delle migliori band francesi, la loro musica è davvero bella.
Per il film di Thomas de Thier, "des plumes dans la tête", ho letto prima lo script, mi è piaciuto ed ho accettato di scrivere la colonna sonora. Mi ha aiutato il mio amico pianista Olivier Lageyre per gli arrangiamenti d'archi. Il film uscirà quest'anno insieme alla colonbna sonora. Sono molto soddisfatto del risultato.

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