| Articolo pubblicato il 27 04 2003 |
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Poche, ottime parole...
di
Beatrice Finauro
MB: Ciao Loris.
Puoi presentarti?
Qual è il tuo ruolo nella band?
B: Ne sono il pianista e mi occupo dei campionamenti e delle parti elettroniche. L’utilizzo del mio strumento è piuttosto vario, dovendo per necessità ricoprire un ruolo che spesso è affidato alla chitarra. Si possono trovare quindi delle parti strettamente ritmiche e minimali, così come sezioni con una certa ampiezza melodica e armonica. Gli altri elementi della band sono : Raffaello alla batteria e percussioni, Tommy al basso, Michele al violoncello e Roberto alla voce
MB: Cominciamo dal vostro nome.
Ci sembra di capire che siete ammiratori del compositore ungherese Béla
Bartòk.
Perché il riferimento alla sua figura, al suo suono e ad una realtà
mitteleuropea?
B: Di Bartok ci hanno affascinato diversi aspetti. In primo luogo la sua musica possiede il giusto equilibrio tra ricerca ed ascoltabilità, essendo stata composta da un autore “colto”, utilizzando però elementi della tradizione folklorica ungherese. A noi piace molto l’idea inversa, e cioè rubare una strumentazione e dei “modi” provenienti dalla tradizione colta occidentale per portarli all’interno del rock e privarli così di tutta la loro secolarità, rendendoli “pop”.
L’altro aspetto importante, riguarda la componente fortemente percussiva della musica di Bela Bartok, dove anche il pianoforte mostra i suoi aspetti più ritmici e “primitivi”.
Infine, il suono stesso del suo nome è incredibilmente intrigante !
MB: Quali sono le vostre influenze musicali e, più in generale, culturali?
B: Tra alcuni componenti della band c’è uno scarto generazionale di circa vent’anni ; logico quindi che anche le attitudini possano essere molto differenti tra loro. Si va da chi ha seguito con molta attenzione tutta la scena indie per giungere al post-rock, a chi affonda le sue radici nel progressive o nel post-punk.
Un punto su cui quasi tutti noi ci troviamo in accordo, riguarda l’influenza della scena tedesca degli anni 70. Riteniamo infatti che si sia trattato di uno dei momenti più creativi della musica rock, oltrechè uno dei più vari. C’erano bands molto differenti tra loro ; i Can e gli Amon Duul, ma anche i Kraftwerk o i Popol Vuh. Un contesto molto eterogeneo, dove forse si può trovare una logica comune nel tentativo di sradicarsi dai tradizionali modelli anglo-americani, per cercare una via più autonoma e continentale. Mi piace pensare che la nostra band si possa inserire in una tradizione musicale e culturale di questo tipo.
Per fare un nome più vicino nel tempo posso dirti Radiohead, anche se l’unica band di cui tutti noi possediamo almeno un disco sono i Police ! J
MB: " Few Lazy Words". Poche parole. per di più pigre.
Cosa vuol dire? La musica ha un'importanza maggiore delle liriche?
Un invito rivolto all'ascoltatore a fare uno sforzo di interpretazione e
dare un proprio significato alla musica che proponete?
B: Nella nostra musica, i testi ricoprono un ruolo funzionale, facendo da supporto ad una voce molto profonda ed essenziale. Il cantato / recitato di Roberto nasce sempre da suoni completamente liberi da qualsiasi lingua, che vengono poi lentamente strutturati in frasi compiute e adattate all’inglese. Ciò non significa che non si possano trovare nelle nostre liriche dei motivi di interesse, primo fra tutti quello della partecipazione di Sara Gastaldello, nostra “paroliera” ufficiale , che collabora strettamente con Roberto alla stesura di tutti i testi dei Bartok. La sua partecipazione imprime alle canzoni una chiave di lettura non strettamente maschile, bensì mediata dalla sua peculiare visione ; rendendo così i testi più ampi sotto il profilo interpretativo.
MB: Ho letto che il vostro album è stato registrato in soli 6 giorni.
Puoi raccontarci come si è svolto il lavoro?
B: Il lavoro strettamente compositivo è stato compiuto alla Sauna di Varese e si è risolto in poco meno di una settimana. Durante il giorno improvvisavamo parti strumentali, dalle quali lentamente facevamo emergere strutture sempre più definite ; mentre la sera dedicavamo l’attenzione alle linee vocali. Quasi tutto il materiale del disco è nato in questi giorni di improvvisazione. Dopo questa prima fase, ci siamo trasferiti al Red House di David Lenci e lì abbiamo registrato il materiale in presa diretta, con l’aiuto di Gianluca Turrini e di Giulio Favero degli One Dimensional Man, impiegando circa una settimana per realizzare il tutto. Successivamente, in diverse sessioni e nei due studi già citati, abbiamo messo a punto il missaggio, che a differenza del resto del lavoro si è svolto nell’arco di diversi mesi.
MB: Punti di contatto e differenze, dal tuo punto di vista, tra il primo "The
Finest Way To Offend You" e l'ultimo album uscito da poco.
B: Per ciò che mi riguarda, posso dirti che trovo il primo disco più denso e compatto , più legato ad un’unica ossessione “verticale” ; una sorta di rigoroso studio sul colore con poche ed essenziali variazioni cromatiche. Del nuovo lavoro si può dire che oltre ad un’evidente maggiore varietà stilistica, si sia instaurato un più ampio dialogo tra le rispettive parti dell’album. Tutto appare più contrastato rendendo così il percorso dell’ascolto più interessante. I brani appaiono immediatamente più riconoscibili anche dopo pochi ascolti ; ma, come sempre, è solo con il tempo che il disco può rivelare i suoi diversi livelli di ascolto.
MB: Trovo che la vostra musica - più nel disco d'esordio che in Few Lazy Day-
contenga una forte attitudine 'cinematica'.
Siete appassionati di cinema?
Vi piacerebbe scrivere la colonna sonora per qualche film (magari anche già
esistente) o lavorare con qualche regista che stimate?
B: Alcuni di noi sono grandi appassionati di cinema e la cosa credo abbia influenzato, oltre che la musica, anche la grafica e le immagini delle nostre copertine. Non è un caso che le nostre foto siano sempre state curate da Miriam Broggini ed Ezio Riboni ; due fotografi che hanno più volte lavorato su set cinematografici.
Riguardo al cinema, abbiamo iniziato a realizzare le nostre velleità, collaborando con un giovane regista varesino, Gaetano Mafia, il quale ha girato un documentario intitolato Uomini in mare, utilizzando come soundtrack quasi esclusivamente nostri brani. Ci piacerebbe molto proseguire in questa direzione, poiché siamo convinti che la nostra musica possieda, potenzialmente, notevoli qualità “visive”.
Anche noi, come presumo molti altri, avremmo voluto lavorare con il regista dalle più grandi doti musicali : Stanley Kubrick !
MB: Puoi parlarci della scena di Varese?
Mi sembra sia molto animata e che ruoti attorno a quello studio/ luogo d'
incontro che è La Sauna.
B: A Varese, come probabilmente in molte città della provincia italiana, non esistono locali che possano diventare luoghi di incontro per situazioni musicali e culturali “alternative”, e quindi, in maniera molto spontanea, l’aggregazione si è raccolta intorno al luogo di produzione della musica, rendendo La Sauna non un normale studio di registrazione, ma un vero e proprio punto di ritrovo. Questo ha permesso a molti musicisti che non si conoscevano, di incontrarsi e spesso di collaborare a nuovi progetti. Tra i nomi più rilevanti passati dalla Sauna, posso citarti i Midwest e i Candies, ma praticamente tutti i gruppi della scena locale gravitano intorno a questo centro.
MB: I gruppi italiani che stimi di più attualmente in ambito indie e non.
B: Tra i grandi nomi storici posso dirti Area, Battiato e De Andrè ; mentre più da vicino ci sono Marlene Kuntz, Vinicio Capossela e Afterhours. Di questi ultimi ho apprezzato tantissimo il loro recente : “Quello che non c’è”. Per ciò che riguarda la scena più strettamente indie, stimo molto One Dimensional Man per la loro autenticità e coerenza musicale ; così come altre bands di notevole spessore ed intelligenza, come Gatto Ciliegia, Perturbazione e Julie’s Haircut .
MB: Cosa gira nei lettori e negli stereo dei Bartòk ultimamente?
B: Molte cose e molto dissimili tra loro, poiché siamo tutti e cinque grandi fruitori di musica. Te ne cito alcune in ordine assolutamente casuale : Queens of the Stone Age, Vincent Gallo, Massive Attack, Beck, John Coltrane, Arthur Russell, Throbbing Gristle, Trilok Gurtu, Wilco, Magma, la musica Gamelan Balinese, Waterboys, Current 93 / Nurse With Wound, Chet Baker, Jayhawks, Liars, R.E.M.
MB: Late Fragment è la mia canzone preferita del vostro album. La trovo molto
bella e struggente ma anche più luminosa delle altre.
Come è nata. Qual' è l'idea sottostante?
B: Come tutti nostri brani, anche questo è nato da un’improvvisazione che è stata dimenticata per qualche giorno e poi ripresa perché nella sua prima stesura suonava un po’ come Set the controls for the Earth of the Sun dei Pink Floyd J
In realtà questo brano è il tema che ha accompagnato tutto il percorso del disco, poiché è stato uno dei primissimi ad essere concepito e, per varie vicissitudini, l’ultimo ad essere mixato. In tutto questo tragitto ha subito molte variazioni, anche se sin dall’inizio ci è sembrato un brano con un ottimo potenziale ; capace di diventare subito un pezzo importante del disco.
E’ la canzone più pura ed immediata, poiché racconta con poche e semplici parole, una passione assoluta ; ci piaceva che uscisse questa componente sentimentale. Posso anticiparti che stiamo per girare il relativo video……..
MB: So che alcuni di voi collaborano alla Ghost Records di Francesco Brezzi.
Vuoi parlarci di questa etichetta?
B: L’etichetta è nata in maniera molto spontanea, nel 2002, dalla collaborazione pluriennale tra i Bartok e Francesco. L’obbiettivo era quello di dare voce al fermento che si stava concretizzando in quel momento a Varese.
Francesco aveva già co-prodotto il nostro primo disco insieme a Gammapop ; la collaborazione è poi continuata con il progetto della compilation Ghost Town. A quel punto, visto che la cosa stava raggiungendo una certa visibilità, ci è parso naturale iniziare a fare le cose in proprio e quindi far nascere il marchio Ghost. Lo staff dell’etichetta è al momento composto da Francesco e da alcuni elementi dei Bartok e si avvale di una stretta collaborazione con Marco Sessa e Andrea Cajelli della Sauna. Dopo la recente uscita del nuovo cd dei Bartok, realizzato insieme a Santeria/Audioglobe, la nostra attenzione si focalizzerà su Mr. Henry, un giovane e bizzarro cantautore, il cui talento potrà sorprendere molti e il cui disco sarà nei negozi alla fine di Maggio.
Siamo ancora all’inizio, ma la cosa ci sta prendendo bene…….
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