Hiroshima Mon Amour, ovvero oltre 10 anni di storia alle spalle. Tra alti e bassi, abbandoni e minacce di scioglimento. Direi di cominciare con un rapido excursus della vostra carriera per i nostri lettori.
Si, una storia movimentata nata nel 1994, che ha conosciuto momenti difficili, ma ha saputo anche regalarci immense soddisfazioni. Abbiamo resistito alle numerose intemperie perché per noi era importante riempire una nicchia, quella della new wave italiana, in qualche modo rimasta scoperta dopo la fine dell’epoca d’oro di gruppi come Diaframma, Litfiba, Neon, Moda, Krisma e tanti altri. Questo ha catalizzato attorno agli Hiroshima Mon Amour un forte interesse da parte degli appassionati del genere, interesse che è stato un po’ il motore di tutto il nostro progetto.
Non saprei fare un rapido excursus della nostra carriera perché in 14 anni ne sono successe troppe, in linea di massima posso dirti che siamo partiti tra mille difficoltà perché nei primi anni ‘90 parlare di new wave in Italia equivaleva a bestemmiare. C’era un rifiuto ideologico verso questo genere da parte di una certa critica musicale e siamo stati obbligati a fare tutto da soli, senza grosse strutture alle spalle e quasi sempre in “low budget”. Ma abbiamo messo molta passione in tutto quello che facevamo ed alla fine siamo riusciti a licenziare quattro album ed a suonare in tutta Italia… belle soddisfazioni, insomma!
Il 2008 vi porta alla pubblicazione di Embryo Tour 2005, un disco registrato dal vivo. Di solito i live, proprio per il loro carattere autocelebrativo, vengono pubblicati in periodi di fervida attività, mentre per voi arriva a sancire una ripartenza. Da dove nasce questa idea di strategia?
A dire la verità non ci sono troppi calcoli dietro a questo disco, lo abbiamo voluto pubblicare principalmente perché avevamo un’eccellente incisione di uno dei nostri concerti del 2005, grazie al nostro fonico di fiducia che ci aveva seguito in questa data locale. Il secondo motivo è che dall’album Dedicata del 2000 abbiamo passato più tempo sui palchi che non in studio di registrazione, ci piaceva l’idea di immortalare questa lunga fase della nostra carriera. E forse ci siamo anche voluti togliere uno sfizio. Ora siamo soddisfatti, il disco ha un bel sound, belle interpretazioni, forse è uno dei nostri lavori meglio riusciti.
Tra l'altro, nel 2004, avevate anche pubblicato una vostra raccolta, Cambio 1995-2001. Diciamo che guardare nello specchietto retrovisore è una cosa che fate volentieri.
Vedi, nel mondo della musica underground, spesso fatta con poveri mezzi, capita di dover ingoiare dei bocconi amari, tipo dover lasciare materiale valido nel cassetto perché degli eventi negativi ti hanno impedito di pubblicarlo. Cambio 1995-2001 lo abbiamo licenziato per rendere giustizia a tutto quel lavoro sparpagliato a destra e a manca prodotto nei nostri primi difficili anni di vita. E se vai a vedere, il disco è fatto quasi tutto di inediti, un vero e proprio terzo album piuttosto che una raccolta autocelebrativa.
Di certo, però, avrete progetti per il futuro...
Si, un difficile album di studio che non riusciamo a portare a termine per tutta una serie di situazioni negative, quelle di cui si parlava prima. Però il 2008 ha già segnato una svolta positiva a nostro favore ed è possibile che entro l’anno riusciremo a pubblicare anche quest’altro disco.
Dalla registrazione live escono inevitabilmente fuori le radici del vostro suono, che, come abbiamo detto prima, affondano in certa new-wave italiana - Diaframma e Litfiba su tutti, ma anche Joy Division - ed in una tendenza innata a sonorità scure. Quanto il tempo che passa vi ha allontanato da queste vostre origini e, soprattutto, che direzione sceglieranno di prendere per il futuro gli Hiroshima Mon Amour?
Questa domanda mi tocca in modo particolare perché proprio l’altro giorno, ascoltando le registrazioni del nuovo album, ho sentito una forte frattura con il passato. Certo, con il tempo si è portati a distaccarsi dai modelli giovanili ed a rincorrere qualcosa di più personale, è una cosa naturale… e penso che questo stia accadendo a noi con il nuovo disco.
Forse questa frattura già si avverte nel live: rispetto alle passate produzioni c’è più rock e meno elettronica, più cuore e meno rigore. Come al solito nulla di programmato a tavolino, tutto si sta sviluppando in modo naturale.
Anche i testi sembrano prediligere registri piuttosto cupi. Quanto
ciò è da ritenersi conseguenza del vostro sound e quanto, invece, è dovuto alle situazioni da cui traggono ispirazione?
Essendo io l’autore dei testi posso dirti con certezza che essi nascono da situazioni ben precise che poi vanno ad innestarsi perfettamente nel nostro sound. Per me è una catarsi liberatoria scrivere di situazioni e stati d’animo negativi… è una mia necessità che va oltre l’appartenenza ad una band musicale.
Nell'epoca dello Scarica/Copia/Distribuisci, quanto gli Hiroshima Mon Amour credono ancora nell'oggetto cd?
Qui entra in gioco anche l’età… noi siamo ancora molto legati all’oggetto “ufficiale”, che prima era il 33 giri, poi è diventato il cd. Ci piace l’idea di una copertina stampata in tipografia che sia preziosa come un quadro e parli già dalla sua immagine di quello che c’è dentro, ci piace l’idea di doversi concentrare su otto, dieci o dodici pezzi al massimo ed essere quasi “obbligati” a scovare i particolari di ogni canzone. Questo era quello che accadeva venti anni fa con i vinili, veri e propri oggetti preziosi per la mia generazione. Il cd è stato ucciso dalle speculazioni dalle stesse major discografiche che lo hanno inventato. Io penso che se i cd fossero stati venduti a 5,00 euro, tutti li avrebbero comprati, feticisti e non. La nuova frontiera è sicuramente la distribuzione digitale, anche se il pensiero di questa quantità enorme e informe di musica che viaggia compressa in mp3 tra i computer mi crea ancora qualche vertigine… ma questa è la realtà di oggi e bisogna adattarsi.
E della situazione attuale dell'underground italiano, cosa mi dici? Considerata la vostra esperienza ultradecennale potresti esserci d'aiuto per tracciarne un quadro...
L’underground è sicuramente un ambiente in crisi e il nostro tour del 2005 ce lo ha mostrato in tutta la sua drammaticità. I gruppi che hanno una propria personale proposta trovano sempre meno spazi per esibirsi dal vivo, i locali rock sono sempre meno numerosi e anche l’utenza più giovane è meno attenta a questo tipo di intrattenimento, più attratta dalla discoteca e dalle cover band… Rispetto a quando siamo partiti c’è stata una evidente involuzione e la cosa mi preoccupa molto. Temo che qualcuno si stia giovando di questa recessione culturale che ha colpito il paese e che, anzi, la stia incoraggiando.
Perdona la parentesi e, in chiusura, torniamo a voi. Fuori Embryo Tour 2005: quali canali promozionali vi apprestate a battere? Ci sarà un tour?
Ci siamo accorti che gli Hiroshima Mon Amour godono di una certa stima che ci siamo saputi costruire con un lavoro serio e costante nel tempo. Il passaparola dell’uscita del nostro cd è iniziato da pochi giorni e già ci sono dei buoni riscontri di vendita prima ancora di essere partiti con una vera e propria campagna promozionale su riviste specializzate e webzine. La cosa, ovviamente, ci inorgoglisce. Non ci sarà invece un nuovo tour, troppo stressante quello del 2005 e le condizioni della musica live in Italia, come dicevamo prima, non sono propizie per organizzare un evento così complesso… complesso per noi che, a questo punto della nostra vita, dobbiamo conciliare con maggiore attenzione gli impegni del gruppo con il lavoro e la famiglia. È possibile però che faremo qualche data sparsa, in caso si dovessero presentare delle occasioni veramente interessanti e stimolanti.
In bocca al lupo per tutto...
Crepi il lupo, Luca, ti ringrazio per l’attenzione che ci hai riservato… sei stato il primo ad ascoltare l’album Embryo Tour 2005 e siamo sicuri che la cosa ci porterà fortuna!