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Articolo pubblicato il 31 07 2002
Questo articolo è stato letto 1739 volte

The Shaggs e la Filosofia del Mondo
di
Salvatore "Howty" Patti

Austin Wiggin Jr. era un uomo duro, simile a quei contadini texani che si vedono nei film di John Wayne: tagliato nel legno e nella terra, religioso ed inflessibile nell'educazione dei suoi sette figli; come tutti i padri conservatori che si rispettino impediva alle femmine di indossare minigonne e ai maschi di tenere i capelli lunghi. Era particolarmente rigoroso con le figlie femmine, quattro donzelle di robusta costituzione (avevano preso dal papà), timide e non molto popolari in città (Fremont, New Hampshire): niente appuntamenti con i ragazzi prima dei 18 anni, e guai a portare qualche amica in casa.

Qui si ferma la normalità della famiglia Wiggin: Sì, perché Austin aveva - come tutti i genitori - grandi progetti per le sue bambine, ma non parliamo esattamente dei sogni di ogni buon padre americano per il futuro delle figlie: un bravo ragazzo, una famiglia e tanti bambini. No, Austin desiderava che le sue Helen, Betty, Dorothy (Dot) e Rachel diventassero delle rockstars, voleva vederle esibirsi dal vivo davanti ad un'arena gremita e tenere fra le mani non un nipotino, ma un album inciso dalle sue ragazze. Eravamo all'inizio degli anni 60, e tali sogni erano ancora leciti senza rischiare di trasformare la propria progenie in tante precoci Britney Spears.
Ho detto "sogno", ma per Austin tutto questo era di più: un'autentica ossessione, alimentata dalla di lui madre, esperta cartomante che un giorno leggendogli la mano, gli predisse che: a) avrebbe sposato una bionda, b) lui e la bionda sarebbero diventati genitori di due bambini che lei (sua mamma) non avrebbe fatto in tempo a vedere e c) le sue figlie femmine avrebbero suonato in una band. Le prime due profezie si erano già avverate; stava ad Austin far avverare la terza.
Un giorno comunicò alle tre figlie più grandi che avrebbero preso lezioni di musica e canto; aggiunse che non avrebbero più frequentato la scuola pubblica (non voleva che incontrassero qualche "straniero" sull'autobus) e che si sarebbero esercitate tutto il giorno sulle loro canzoni. Annunciò anche che da quel momento in poi si sarebbero chiamate "Shaggs".
C'era poco da discutere: i desideri di Austin erano ordini per le figlie. Mentre le lezioni si susseguivano, le tre Shaggs cominciarono a costruire un proprio repertorio: Dot scriveva i testi e le musiche, Betty ed Helen la aiutavano negli arrangiamenti. Al primo concerto - nel 1968 - suonarono così male che il pubblico lanciò sul palco ogni tipo di bevanda, nemmeno fossero i Blues Brothers, ma con il passare del tempo i ragazzi di Fremont - il cui massimo passatempo era lanciare tappi di sughero nei bidoni - cominciarono a frequentare con assiduità i loro show (ogni sabato sera), ai quali talvolta partecipava anche il resto della famiglia Wiggin.

E poi venne il gran momento. Nel marzo 1969 Austin portò le figlie a Boston per registrare un album. Narra la leggenda che dopo aver udito i primi accordi un incredulo ingegnere del suono suggerì al padre di tornare quando le ragazze fossero state pronte, ma lui insistette: "le voglio registrare ora, finché sono calde".
Quattro ragazze nutrite a musica radiofonica (ai concerti papà non le lasciava andare), amanti di Herman's Hermits e Ricky Nelson e con una capacità strumentale meno che approssimativa entrano dunque in studio e registrano un disco che ha dell'incredibile: la dimostrazione che una scimmia messa a pestare i tasti a caso di una macchina da scrivere può davvero comporre la Divina Commedia.
Se non conoscessimo la genesi di "Philosophy of the world" potremmo parlare di capolavoro che destruttura le regole del "pop/rock", che lo divide nei suoi elementi primordiali e li riassembla con studiata casualità: la batteria suonata come un tamburo tribale, le canzoni che evolvono nel più totale disprezzo di ogni regola armonica o metrica, il cantato che ignora la ritmica ed caracolla su liriche semplicissime che parlano di gattini che scappano di casa (My Pal Foot Foot) o di quanto sono importanti i genitori (Who are parents, che giurereste scritta da Austin in persona). Un procedimento assimilabile a quello del Captain Beefheart di "Trout Mask Replica", ma se il buon Van Vliet ci arrivò attraverso un lungo percorso che giocoforza passava dalla padronanza delle strutture rock e blues per poi poterle irridere, le quattro Shaggs ci piombano addosso per caso, suonando con una ingenuità "vergine" che riporta il rock (perché di "rock" si tratta) allo stato brado.
O forse sono tutte stronzate: "Philosophy of the World" è un disco orribile suonato da tre ragazze incapaci, ma con una purezza incantevole e mai più sperimentata nella storia del rock. A voi la scelta, io mi limito ad osservare che se le Shonen Knife godono di (meritata) fama, le Shaggs dovrebbero essere idolatrate per aver fatto le medesime cose quindici anni prima. E che alcuni pezzi di questo disco ("I'm so happy when you're near", il cui testo recita "sono così felice quando sei vicino/sono così' triste quando sei lontano") sono più dolci ed ingenui di qualsiasi prelibatezza pop uscita nei trenta e passa anni seguenti.

Il sogno di Austin non si avverò: "Philosophy of the world" fu stampato in un centinaio di copie, e la maggior parte furono probabilmente comprate dal padre, che morì nel 1975 senza aver perso la speranza che le sue figlie potessero sfondare. Un peccato, perché non fece in tempo a vedere un signore di nome Frank Zappa che, intervistato da Playboy, mette "Philosophy" al terzo posto nella lista dei suoi album preferiti e proclama "Le Shaggs? Meglio dei Beatles" o il grande Lester Bangs che commenta "Ok, non sanno suonare. Ma hanno l'attitudine giusta, che è tutto quello che è sempre servito per fare rock'n'roll".
Chissà se dicevano sul serio: di sicuro non scherza Terry Adams degli NBRQ, che ha dedicato tempo e denaro alla ristampa del gioiellino qui presentato, dando il via ad un piccolo culto attorno alle sorelle Wiggin, e permettendo a Rolling Stone di includere "Philosophy" nella sua lista dei "100 album alternativi più influenti di tutti i tempi", in compagnia del primo dei Velvet Undergound e di Trout Mask Replica.

L'ultima ristampa è della RCA-Victor, e vi aspetta in tutti i negozi: potrebbe proprio piacervi, a meno di non avere un cuore di pietra. E stay tuned, perché i legali delle sorelle Wiggin stanno trattando con qualche compagnia di Hollywood i diritti per un film basato sulla loro storia; sarà sicuramente meglio di "Glitter", no?

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