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Intro: Questa settimana soprattutto rock (più o meno punkeggiante) e un pizzico di reggae
Vibra
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Little More
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Articolo pubblicato il 19 02 2003
Questo articolo è stato letto 2876 volte

#10: Vibra, Fabricio Alvarez, Sensistar, Little More
di
Luca D'Alessandro, Gabriele Squillace, Alessandra P. Pierozzi

Vibra: Disturbi

Bravini questi Vibra, sebbene il loro sound paghi pegno a certo rock ‘classico’ americano e risulti comunque vicino, anche per una naturale condivisione di ispirazione, alle esperienze di molte altre rock band peninsulari.
Disturbi, datato 2001, è un disco che veleggia tra alti e bassi meritandosi, in conclusione, una onesta sufficienza. Inevitabile, però, affermare che non ci sarebbe voluto molto a fare qualcosa di meglio, a rendere, in primis, più ‘leggero’, un disco che alla lunga stanca per la sua essenza monocorde nei suoni e nelle atmosfere. Ragion per cui si fatica ad arrivare alla fine dei 50 minuti complice anche una produzione concepita male e realizzata peggio.
Prova eclatante di quanto appena detto è rappresentata dai due brani migliori dell'album (Luce, Senza Parole): ben eseguiti, coinvolgenti, ma non valorizzati nei suoni e negli arrangiamenti che risultano grezzi e studiati superficialmente. Oltre ai pezzi sopra indicati come picchi qualitativi, meritano menzione Down elettrico, in cui il groove ammicca all'electro-rock e Sotto dune mosse che, da deliziosa simil-samba suonata in punta di plettro, diventa un'onda rock ricca di intensità noise.
Il resto scivola via indolore, anche se c'è da dire che alcuni brani ci avrebbero guadagnato se fossero stati più brevi, tra buone prove del cantante, testi interessanti, qualche riff non originalissimo e un paio di episodi decisamente non riusciti (Lady, Foglio bianco). (LD)

Contatti: scarafaber@tiscali.it


Fabricio Alvarez: Southern punk & Ginger ale

Gran bel nome sto cd! Buona anche la grafica. Quindi, il cd si presena bene, e la prima impressione, si sa è importante... ma la musica? La musica è un rock punkeggiante, non particolarmente melodico, ma molto personale dal punto di vista dello stile e dellesoluzioni musicali, con un timbro vocale molto ‘declamatorio’, un po' in stile Jello Biafra ma meno cattivo; le ritmiche belle energetiche e le parti chitarristiche mai banali. Certo, ci sarà ancora da lavorare sul songwriting dei pezzi, ma almeno siamo di fronte ad un gruppo che non scopiazza inutilmente i canoni del genere, ma preferisce sviluppare uno stile suo: una strada sicuramente più impervia ma che col tempo puo portare lontano.
Buona fortuna quindi ai Fabricio Alvarez; date loro una mano o del supporto morale scrivendo a fabricioalvarez@inwind.it (GS)


Sensistar: Digging in a minefield

Non male questi Sensistar, anche loro fautori di un rock bello punkeggiante, non completamente banale, e con delle belle idee. Niente di miracoloso, chiaro, ma pur sempre un gruppo di belle speranze; Pretending i'm ok ricorda nelle sonorità i Nirvana, la conclusiva Sublime ha un sound potente e preciso con delle buone soluzioni ritmiche. Forse un consiglio che gli si può dare è di fare piu attenzione alle melodie vocali visto che per ora sono un po' anonime; ma curato questo aspetto il loro sound migliorerà decisamente e saranno pronti per proporsi a qualche etichetta discografica e perchè no, ad un pubblico piu vasto.

Contatti: sensistar@gsmbox.it (GS)


Little More: s/t

Una reggae band dal cuore della fredda Norvegia, con ritmi caldi e poche idee. Un demo cd registrato non benissimo, cinque brani in cui in ogni accordo è palese l'influenza di Bob Marley. Non propongono nulla di nuovo, le strade su cui camminano sono state già percorse da anni. Il brano più significativo potrebbe essere Sunshine, in cui un organo a volte fuori tempo - che richiama lo stile di Three Little Birds, come quasi ogni brano contenuto nel cd - si trasforma in uno skunkettino timido che accompagna una voce ancora poco educata. La sola inversione di rotta è quindi data da Horsey Dub, unico dub del demo, in cui si percepiscono idee e direzioni da poter percorrere senza timore di cadere nel banale.
Da ciò che abbiamo a disposizione, purtroppo, i giudizi non possono essere positivi. (APP)

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