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Cover
Artista: Baustelle
Titolo: La Malavita
Label: Warner
Anno: 2005
Nazione: Italia
Genere: pop/rock
01. Cronaca nera 
02. La guerra e' finita 
03. Sergio 
04. Revolver 
05. I provinciali 
06. Il corvo joe
07. Un romantico a milano 
08. A vita bassa 
09. Perche' una ragazza d'oggi puo' uccidersi? 
10. Il nulla 
11. Cuore di tenebra
Tutti gli articoli di Luca Barachetti
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Baustelle
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recensione
Recensione pubblicata il 28 10 2005
Questa recensione è stata letta 96 volte

Il male di vivere incontrato
di
Luca Barachetti

Dopo due video ad alta rotazione su MTV, un contratto discografico con una major (la Warner) e un brano inserito addirittura nella compilation di uno dei programmi tv più impresentabili degli ultimi anni (il ‘ggiovalinistico “Lucignolo”), i tanti prevosti dell’indie-snobismo italico attendevano il nuovo disco dei Baustelle con i loro bei fucili puntati, pronti a ribadire ancora una volta l’inevitabile declino artistico-morale di chi abbandona l’Indipendenza.
Gli è andata male, anzi malissimo. Il terzo disco della band di Montepulciano, cari i spillettati miei prevostoni deponete le armi, è un signor disco. Se c’è qualcuno che oggi è in grado di scrivere canzoni pop italiane belle e durevoli, questi sono proprio i Baustelle.

La malavita ricalca perfettamente l’estetica e l’immaginario baustelliano. Mette in primo piano le chitarre; sostituisce l’elettronica, comunque presente, con dosi massicce di archi spectoriani. Acquista omogeneità pop lasciando da parte tutte le soluzioni cantautoriali (niente bosse, niente bozzetti maudit-ciampiani). Accentua la carica narrativa già evidente nei dischi precedenti, limando però tutte le punte più sensuali e viziose (i duetti tra le voci di Francesco Bianconi e Rachele Bastrenghi sono rari e non riguardano più i turbamenti erotici di un tempo).
La depravazione c’è ancora, ma non è sessuale: è la mala-vita, il male di vivere. Quella perversione dell’esistenza già vibrante in passato, ma magari un po’ nascosta dal fascino di personaggi e situazioni border-line, che qui viene messa in primo piano con ironia e distacco consapevole; non tralasciando staffilate nichiliste dal forte impatto poetico che riprovano ancora una volta la caratura dei testi di Bianconi (vedasi Il nulla: «accorgersi / nel caos dell’ipermercato / o in un beato megastore / della bugia che sta alla base del mondo / in un secondo coglierlo / spogliato e crudo / il Nulla»).

E’ una società degenerata quella dei Baustelle, che finge di essere felice e non accetta le persone differenti (Il corvo Joe, figlio buono della Spoon River deandreiana) condannandole senza pietà una volta che hanno dichiarato al mondo la loro tragica guerra (il singolone La guerra è finita furbetto col suo riff interpoliano). E perverso è anche il meccanismo che costringe tanti signor nessuno a sperare di esistere davvero solo vestendosi A vita bassa (un’esistenza che comunque sarà sempre leopardianamente poca cosa: «e tutto il resto è inutile / e le modelle per la strada sfilano / ed ogni anno foglie morte nascono / comete nuove cadono / per un errore cosmico / è l’universo inutile»).
Ma dal male di vivere nasce molto spesso il crimine (Revolver, storia di una donna deviata e fatale), inevitabilmente il suicidio (Perché una ragazza d’oggi può uccidersi?, struggente ballata a due voci con e-bow penetranti) e anche l’ironico disincanto di Un romantico a Milano (altro riff appiccicoso e incipit da manuale: la canzone definitiva per tutti i dandy postmoderni): tutti mali contrastabili solamente con «un verso d’amore (che) cerca fiato per non soffocare più» (la maestosa e psichedelica I provinciali). Un verso d’amore come quelli che compongono Cuore di tenebra, proverbiale love-song di chiusura nata per essere cucita addosso al Celentano che fu.

La fuoriuscita ad album concluso di Fabrizio Massara pone parecchi interrogativi sul futuro dei Baustelle. Intanto è difficile non affibiare a “La malavita” l’etichetta di disco più compiuto dei tre fino ad ora prodotti dal gruppo. Date le circostanze, è auspicabile con la quarta pubblicazione un sensibile cambio di rotta. Ma del resto lungo questi lidi abbiamo davvero raggiunto il massimo.

Voti:
Il voto del redattore Il voto dei lettori
(voto: 4/5)
«Affittasi crepuscoli / balere ad ore piccole»...
(voto medio: 0.4/5)
Questo disco è stato votato da 223 lettori
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Commenti:
I lettori hanno scritto 22 commenti
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lettore
Barto [Indirizzo IP: 85.36.59.3] nel giorno Ven 28 Ottobre 2005 [10:25] ha scritto:
Recensione perfetta!
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lettore
ilario [Indirizzo IP: 85.47.219.146] nel giorno Ven 28 Ottobre 2005 [11:53] ha scritto:
infatti, fotografa bene il nuovo disco dei baustelle. io continuo a preferirgli l'esordio ma la malavita è un disco pop davvero riuscito. bravo luca e bravi i baustelle
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lettore
LaVerità [Indirizzo IP: 62.11.168.14] nel giorno Dom 30 Ottobre 2005 [14:30] ha scritto:
Acquista omogeneità...lima le punte...e secondo te questi sono pregi? Questo è un banalissimo disco di poppettino inocuo...
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lettore
sussidiario [Indirizzo IP: 81.208.83.251] nel giorno Dom 30 Ottobre 2005 [22:52] ha scritto:
La Malavita è un disco bellissimo, almeno pari ai suoi due predecessori e con testi magnifici. "e tutto il resto è inutile..."
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lettore
monica [Indirizzo IP: 213.218.53.133] nel giorno Lun 31 Ottobre 2005 [10:17] ha scritto:
meraviglioso. il mio migliore acquisto dell'anno.
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