| Recensione pubblicata il 21 12 2007 |
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Profondo Blue
di
Andrea "BurdeN" Benedetti
Premetto che io sono un grandissimo fan dei Novembre, e di conseguenza io vorrei spiegarmi, o meglio vorrei che qualcuno potesse spiegarmi perché questa band ancora non è riuscita a raccogliere tutto quello in termini di popolarità gli spetta di diritto. Senza nulla togliere ai vari Opeth, Anathema e Katatonia i nostrani Novembre nel corso della loro progressione artistica hanno sempre dimostrato potenzialità espressive di spessore elevato, molto elevato. Sarà che sono Italiani, o sarà per qualche altro oscuro motivo ma rimane il fatto che con questo nuovo The Blue la band riesce ad assestare il suo colpo definitivo, quello più maturo e personale. Dopo il precedente e bellissimo Materia non era molto facile fare di meglio, ma hanno avuto l’intelligenza e la coscienza di cambiare leggermente il loro sentiero musicale, tornando a donare un leggero e genuino appesantimento che ultimamente era stato messo da parte per concentrarsi sugli aspetti più poetici e romantici della loro musica. Fare una tracklist sezionando il contenuto di The Blue mi appare alquanto riduttivo visto che tutte le canzoni scorrono in un fiume di note continuo, indivisibile, però per dovere di cronaca faccio uno sforzo, mi prendo l’onore e l’onere di estrarre quelle che io reputo i loro brani più rappresentativi di questo periodo. Si parte subito da Anemia, Bluecracy, per non parlare di Nascente e anche di Triesteitaliana. Su questa ultima bisogna fare un distinguo fondamentale, perché il nome non è un riferimento politico a fatti successi molti decenni fa, quindi nessuna polemica facile di stampo politico, ma è ispirata direttamente dal ciclismo, si avete letto bene. Si riferisce a Bartali e al Giro D’Italia che si trovava costretto a fare tappa in una città come dire, non molto Italiana, e di conseguenza ci si inserisce in un contesto molto particolare non facilmente riducibili a fattori politici nel senso letterario del termine. Come già detto è nuovamente presente all’appello un maggiore irrobustimento del sound, tanto che tornano anche gli screaming, come al solito ben inseriti e molto affascinanti. Un viaggio nel vero senso della parole, ricco di sfumature e melodia fra il malinconico e il sognante, con quel qualcosa di indefinibile che da sempre li contraddistingue da tutto il resto, bellissimo.
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