| Recensione pubblicata il 04 04 2008 |
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recensione è stata letta 31 volte |
Omaggio per Klaus
di
Cosimo Parisi
Su un disco che ha molto di speciale il pianista Nobu Stowe e Lee
Pembleton con i suoi sound design celebrano un omaggio al grande attore
tedesco, protagonista di mirabili film del regista Werner Herzog. In
un´epoca in cui gli attori di Hollywood appaiono sempre vestiti bene
arriva da parte di un gruppo americano un omaggio ad un artista vero,
che in film come Cobra Verde o Fitzcarraldo ha
interpretato personaggi
dall´umore estremo rendendoli credibili, quasi interpretasse se stesso
e non le direzioni della regia.
L´omaggio resogli spazia per tante musiche, per il semplice fatto che
Stowe é stato un appassionato ascoltatore della musica dei
Popol Vuh, il
gruppo che ha eseguito le colonne sonore dei film di Herzog, e gli
effetti elettronici di Pembleton richiamano certe atmosfere. Ma
non solo
questo, perché i due sono in buona compagnia sui due lunghi "Quintet", che
occupano da soli ben 35 minuti dell´incisione: qui si aggiungono il
clarinettistta Perry Robinson, Blaise Siwula al sax tenore
ed al
clarinetto alto e John Mc Lellan alla batteria, che rimane fuori su
"Quartet". Altrove si aggiunge Ross Bonadonna, al clarinetto
basso, al
sax alto ed alla chitarra.
Il pianoforte di Nobu Stowe si distingue subito per le note che
sgocciolano sentimento, poetiche, sottolineate dai rumori elettronici di
sottofondo, che suggeriscono un tipo di atmosfere ambient, un terreno da
cui scoccano scintille umane, quasi che i suoni di Pembleton
avessero la facoltà di carpire realmente il calore altrui. Stupenda la
finale "`Round Midnight", che è eseguita insieme a Ross Bonadonna
e che sembra proprio realizzare un´utopia assurda, un´evocazione magica
di canti di mammiferi marini che trovano ascolto su un pianoforte
riuscendo a comprendersi. I collettivi free nei brani con la formazione
al completo danno il cambio di atmosfera che fa del disco una perfetta
architettura, come un film di cui si scopre gradualmente la trama,
mettendo insieme tante scene, ma tutte legate da un filo conduttore.
Un riuscito omaggio a Klaus Kinski, fuori dalle categorie, come
appunto lo era il famoso attore.
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