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Cover
Artista: Vampire Weekend
Titolo: Vampire Weekend
Label: XL Recordings
Anno: 2008
Nazione: Usa
Genere: indie pop

01. Mansard Roof
02. Oxford Comma
03. A-Punk
04. Cape Cod Kwassa Kwassa
05. M79
06. Campus
07. Bryn
08. One (Blake's Got A New Face)
09. I Stand Corrected
10. Walcott
11. The Kids Don't Stand A Chance

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recensione
Recensione pubblicata il 19 05 2008
Questa recensione è stata letta 10 volte

Da New York una lezione di buonumore
di
Livia Fagnocchi

I quattro compagni di corso alla Columbia University sono riusciti a capire che cos’è il buon umore fra grattacieli, traffico e frenesie della grande New York. E la cosa ancora più bella è che l’hanno saputo diffondere lungo tutti i 31 minuti del loro album di debutto (omonimo).
Non mancano un colpo, ogni canzone è un piccolo mondo colorato e preciso i cui ingredienti sono: melodie sfacciatamente pop, frasi ripetute che diventano tormentone, un riff di chitarra elettro-acustica che definisce il colore del suono, una sezione ritmica che, con moderazione e modestia, dà personalità afro-danzereccia alle canzoni.
Tutto, in una produzione senza sbavature, precisa e poco esuberante, assicurata dalla scuola primi Talking Heads/Violent Femmes, ma anche dalla supervisione di un potente gruppo discografico indipendente quale è la Beggar’s, che fin dal primo demo in circolazione ha messo gli occhi addosso a questa band per far realizzare loro l’album di debutto.

I Vampire Weekend creano una compilation di perle del pop, che fanno star bene (spicca su tutti il trittico iniziale di Mansard Roof, Oxford Comma e A-punk). Pensiamo alla linea del basso che introduce la strofa di Boston, agli stacchi del ponte che porta al ritornello e la melodicità dello stesso. Pensiamo alla raffinatezza  dell’uso accademico degli archi in The Kids Don’t Stand a Chance. Oppure anche a quanto è divertente One (Blake’s got a brand new face), che se all’inizio si traveste da canzone maracaibo da villaggio turistico, poi si svela territorio di contaminazione fra ritmi africani, il ritornello in stile trionfale e la melodia stessa che viene costruita su un contraltare di mini elementi ritmici (anche sintetici).

Li si potrà accusare di semplicità e di poco spessore, possibile, ma la stessa semplicità, la prudenza nel dosare strumenti, suoni e volumi, ed allo stesso tempo gusto e melodia, sono doti non di tutti.
Ora manca solo il confronto con il palco per poterli valutare in modo completo, e noi italiani avremo tre occasioni tra maggio e luglio per farlo.

Voti:
Il voto del redattore Il voto dei lettori
(voto: 3.5/5)
Afro-pop di origine newyorkese che sa di buon umore, cura dei dettagli ed energia studentesca
senza voto
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