| Recensione pubblicata il 04 08 2008 |
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Una relazione tra strumento, corpo, poesia.
di
Erika Dagnino
Ideate dal musicista Claudio Lugo le Video-Letture al
Saxofono si
presentano su supporto DVD – estratto dell’omonima performance avvenuta
al Teatro Nuovo nel ’97 nell'ambito del festival L' Anno della
Lettura a Napoli: un’opera multimediale che vede lo
stesso musicista impegnato nella ‘recitazione strumentale’ di alcuni
versi del poeta Sandro Penna. Versi che, tra freschezza e
purezza, forza
e tenerezza, attuano un’ impressione, un’ ‘emozione’, un erotismo
talmente sublimato da essere e soprattutto ri-essere puramente
fisico.
L’emozione infatti è una componente che permane nella sua fisicità,
scevra da sensi di colpa, freschezza quasi pagana in cui si esalta e
manifesta con evidenza una disinibita sensualità. L’elemento della
doppia dimensione fisica si espande e si distilla decantando il tutto e
rendendolo un specie di soffio, un istinto che sfrondato dalla
cerebralità è ritorno
all’impressione, riavviandosi alla dimensione corporea. Un soffio
ben espresso dalla ‘voce
saxiana’ di Lugo mentre trasmigra nello strumento e da lì
nell’aria o
nell’acqua, e dà luogo a un’inscindibilità tra strumento e musicista,
basata su una relazione simmetrica: strumento/corpo, ma anche
corpo/strumento, che incarna l’ulteriore relazione poesia/corpo,
corpo/poesia, fino a un rapporto di totale interscambiabilità delle tre
variabili, cioè corpo/strumento/poesia.
Soffermiamo la nostra attenzione sulla terza poesia recitata nel, e
potremmo dire dal, sax acquatico di Lugo in vasca
da bagno, e da voci anonime Io
vivere vorrei addormentato / entro il dolce rumore della vita. Il
rapporto tra la singolarità del dormiente e la vita estesa nella sua
espansione, questa sorta di diaframma tra la ricezione e il rumore è
forse il musicista stesso, con la sua doppia corporeità immersa
nell’acqua come stato di sonno, e il sonno come stasi, dove l’
immersione avviene in una bolla individuale, che resta comunque in
interazione col rumore della vita, un rumore ‘dolce’ secondo la
sensazione del poeta, e che fa convergere il desiderio e la lontananza
dall’esistere in quanto tale. Un isolamento che è distacco e
contemporaneamente attrazione verso la vita, la vita che attrae da una
sorta di dimensione altra.
Parliamo sempre di sensi: lo stare lontano
del dormiente è una sensualità pigra, che qui ben si può sposare con
quella musicale nell’elemento acqueo, entro la bipolarità ‘attrazione’ e
‘tenuta in distanza’ della vita, due componenti in parallelo tra musica
e vita.
Il suono infatti, come la
nota, si fa puro timbro ed esula da un esplicito elemento comunicativo,
non trasmissione di contenuti, ma evocazione, a sottolineare l’elemento
di un accesso ad una dimensione metafisica – per il ritorno sublimato
alla fisicità – come ricapitolazione totale dell’esistenza attraverso
elementi materiali molto evidenti, un trascendimento che attinge dalla
vita anche nella sua espressione più rarefatta. Una sorta di stasi
apparente del corpo ribadisce l’omologia delle tre variabili e la loro
interscambiabilità, pur nella loro dimensione specifica. Ma una stasi
che, durante lo scorrere delle immagini – peraltro in un continuo
suggestivo gioco di alternanze e sovrapposizioni del processo
strumental-musicale e dei frammenti tratti dal film Umano non
Umano di Mario
Schifano e di coincidenze
della visualizzazione della partitura, il cui disegno e movimento
appaiono come aggregazione e disgregazione di ‘segni cinetici del
soffio’, ulteriore manifestazione, su un ulteriore piano visivo, della
contiguità tra gesto del suono e gesto del corpo – si attua e procede
sia nell’ acqua sia nell’ aria, elementi in equipollenza,veicolo di
suono, senza negare né rifiutare, anzi esteriorizzando, entro l’antitesi
di giacitura/esteriorità, una sorta di catalogo della gestualità del
musicista coincidente con quella del suono, come manifestato in diversi
momenti nella rima gestuale vera e propria: il gesto del corpo,
espressione visiva del gesto del suono, fornisce al fruitore una rima
fisica e visuale.
Durante tutta l’opera, dunque, movimenti somatici,
compresa la parziale, apparente immobilità, gli accenti delle
pulsazioni, la motilità
gastroenterica, le sequenze muscolari, le circolarità respiratorie,
fanno del musicista l’incarnazione del richiamo alla vita del
consapevole dormiente, ribadendo l’elemento pagano sorgivo che vive
fisicità e vita con ‘forza e tenerezza’, del resto evocate ripetutamente
dai versi di Penna; della vitalità del dormiente intesa anche come
sguardo lirico sul mondo. |