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Cover
Artista: Claudio Lugo
Titolo: Sandro Penna: video-letture al saxofono
Label: Produzione Dissonanzen con il Comune di Napoli
Anno: 1997
Nazione: ITA
Genere: beyond
01. Se dietro la finestra
02. Non ami le pareti
03. Io vivere vorrei addormentato
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Claudio Lugo
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recensione
Recensione pubblicata il 04 08 2008
Questa recensione è stata letta 12 volte

Una relazione tra strumento, corpo, poesia.
di
Erika Dagnino

Ideate dal musicista Claudio Lugo le Video-Letture al Saxofono si presentano su supporto DVD – estratto dell’omonima performance avvenuta al Teatro Nuovo nel ’97 nell'ambito del festival L' Anno della Lettura a Napoli: un’opera multimediale che vede lo stesso musicista impegnato nella ‘recitazione strumentale’ di alcuni versi del poeta Sandro Penna. Versi che, tra freschezza e purezza, forza e tenerezza, attuano un’ impressione, un’ ‘emozione’, un erotismo talmente sublimato da essere e soprattutto ri-essere puramente fisico.
L’emozione infatti è una componente che permane nella sua fisicità, scevra da sensi di colpa, freschezza quasi pagana in cui si esalta e manifesta con evidenza una disinibita sensualità. L’elemento della doppia dimensione fisica si espande e si distilla decantando il tutto e rendendolo un specie di soffio, un istinto che sfrondato dalla cerebralità è ritorno all’impressione, riavviandosi alla dimensione corporea. Un soffio ben espresso dalla ‘voce saxiana’ di Lugo mentre trasmigra nello strumento e da lì nell’aria o nell’acqua, e dà luogo a un’inscindibilità tra strumento e musicista, basata su una relazione simmetrica: strumento/corpo, ma anche corpo/strumento, che incarna l’ulteriore relazione poesia/corpo, corpo/poesia, fino a un rapporto di totale interscambiabilità delle tre variabili, cioè corpo/strumento/poesia.
Soffermiamo la nostra attenzione sulla terza poesia recitata nel, e potremmo dire dal, sax acquatico di Lugo in vasca da bagno, e da voci anonime Io vivere vorrei addormentato / entro il dolce rumore della vita. Il rapporto tra la singolarità del dormiente e la vita estesa nella sua espansione, questa sorta di diaframma tra la ricezione e il rumore è forse il musicista stesso, con la sua doppia corporeità immersa nell’acqua come stato di sonno, e il sonno come stasi, dove l’ immersione avviene in una bolla individuale, che resta comunque in interazione col rumore della vita, un rumore ‘dolce’ secondo la sensazione del poeta, e che fa convergere il desiderio e la lontananza dall’esistere in quanto tale. Un isolamento che è distacco e contemporaneamente attrazione verso la vita, la vita che attrae da una sorta di dimensione altra.
Parliamo sempre di sensi: lo stare lontano del dormiente è una sensualità pigra, che qui ben si può sposare con quella musicale nell’elemento acqueo, entro la bipolarità ‘attrazione’ e ‘tenuta in distanza’ della vita, due componenti in parallelo tra musica e vita.
Il suono infatti, come la nota, si fa puro timbro ed esula da un esplicito elemento comunicativo, non trasmissione di contenuti, ma evocazione, a sottolineare l’elemento di un accesso ad una dimensione metafisica – per il ritorno sublimato alla fisicità – come ricapitolazione totale dell’esistenza attraverso elementi materiali molto evidenti, un trascendimento che attinge dalla vita anche nella sua espressione più rarefatta. Una sorta di stasi apparente del corpo ribadisce l’omologia delle tre variabili e la loro interscambiabilità, pur nella loro dimensione specifica. Ma una stasi che, durante lo scorrere delle immagini – peraltro in un continuo suggestivo gioco di alternanze e sovrapposizioni del processo strumental-musicale e dei frammenti tratti dal film Umano non Umano di Mario Schifano e di coincidenze della visualizzazione della partitura, il cui disegno e movimento appaiono come aggregazione e disgregazione di ‘segni cinetici del soffio’, ulteriore manifestazione, su un ulteriore piano visivo, della contiguità tra gesto del suono e gesto del corpo – si attua e procede sia nell’ acqua sia nell’ aria, elementi in equipollenza,veicolo di suono, senza negare né rifiutare, anzi esteriorizzando, entro l’antitesi di giacitura/esteriorità, una sorta di catalogo della gestualità del musicista coincidente con quella del suono, come manifestato in diversi momenti nella rima gestuale vera e propria: il gesto del corpo, espressione visiva del gesto del suono, fornisce al fruitore una rima fisica e visuale.
Durante tutta l’opera, dunque, movimenti somatici, compresa la parziale, apparente immobilità, gli accenti delle pulsazioni, la motilità gastroenterica, le sequenze muscolari, le circolarità respiratorie, fanno del musicista l’incarnazione del richiamo alla vita del consapevole dormiente, ribadendo l’elemento pagano sorgivo che vive fisicità e vita con ‘forza e tenerezza’, del resto evocate ripetutamente dai versi di Penna; della vitalità del dormiente intesa anche come sguardo lirico sul mondo.

Voti:
Il voto del redattore Il voto dei lettori
(voto: 4.5/5)
Una convincente opera multimediale
senza voto
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