| Recensione pubblicata il 04 12 2008 |
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Let's dance to Kiss me Emily
di
Manuel Nepoti
I Kiss me Emily prendono la vita come un gioco: divertente, ma serio, con regole ben precise. Il loro primo album ufficiale, All in one, persegue il teorema dance di cassa & rullante & charleston, accompagnati da un essenziale basso in linea con la melodia e da un paio di chitarre mai eccessivamente distorte: è il pop, bellezza. Quello più ballabile, quanto di più popolare (radiofonico) appunto si possa intendere, con un cantato in un inglese suadente, dolcemente cantilenato dalla voce di Nicola (R). Sì, perchè i KmE contano ben tre Nicola in formazione (ci sono anche il bassista Nicola M ed il chitarrista Nicola O), oltre al batterista Carlo. Attivi da una decina di anni fra cantine e pub e con un insospettabile passato inzuppato di hardcore melodico, i quattro ragazzi forlivesi sono approdati alla prima produzione ufficiale sulla lunga distanza (nel 2005 era giù uscito per Indelirium records un Ep ancora riecheggiante dei fasti rock del passato della formazione) grazie all’etichetta fiorentina Forears.
I KmE si presentano ora come ‘quartetto dance rock’ e si apprestano a calcare palchi di locali su e giù per l’Italia: dopo un paio di ‘date zero’ giocate in casa forlivese nei mesi scorsi, i ragazzi sono pronti per affrontare una serie di concerti fra Lazio e Toscana. Le atmosfere di All in one riportano a un certo indie melodico tutto da ballare (fra le loro influenze citano Bloc Party, Modest Mouse, Depeche Mode), le strutture delle canzoni – 8 più due brani strumentali in apertura e chiusura del cd – sono scoraggiantemente semplici, eppure quadratissime: in fondo chi l’ha detto che strofa e ritornello non sono abbastanza per fare una bella canzone? Quando si hanno a disposizione dei ritornelli fondamentali e diretti, proiettili per le orecchie come quelli di I ain’t looking (non a caso scelto come primo singolo), di Be There (idem come sopra: è il secondo) o di The biggest lie of my life, la regola migliore da applicare è la semplicità, che in un album come questo, soprattutto perchè il primo della band, è una scelta da non sottovalutare.
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