| Recensione pubblicata il 18 05 2009 |
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Go West
di
Stefano Bartolotta
Poche settimane fa ho assistito alla presentazione dal vivo di questo esordio, ed al termine del concerto un mio amico, molto appassionato e competente di tutto quanto fa musica moderna tradizionalmente americana, ha così chiosato: “Si sente che fa questa musica perché, per prima cosa, se la sente sua”. Probabilmente basterebbe questa conclusione tanto breve quanto azzeccata a dare un’idea all’ascoltatore su cosa deve aspettarsi da Tempi Meravigliosi, parole e musica del napoletano Francesco Forni: un pugno di brani (nove inediti più la rilettura di Voodoo Child)che traggono buona parte della propria forza dall’altissimo tasso di passione ed autenticità insito alla loro realizzazione.
Questo non significa, meglio chiarirlo subito, che le qualità compositive e vocali dell’autore ed il modo in cui il lavoro è suonato ed arrangiato siano di seconda scelta. Forni è bravo a declinare la materia blues tradizionale ora in forma classica, con i dolci spigoli che fanno parte dei canoni del genere, ora invece in forma più rotonda e quasi pop, tratteggiando una serie di scenari da strade polverose di villaggio western che, a seconda del brano, scattano istantanee in un orario compreso tra il crepuscolo e la notte fonda. Gli scheletri dei brani tendono ad assomigliarsi (ma questo è una caratteristica difficilmente evitabile in questo tipo di proposta), ma c’è una certa abilità a far sì che le scelte a livello di arrangiamenti, e più in generale di produzione artistica, non solo riescano a differenziare una canzone dall’altra, ma siano talmente centrati da risultare vera e propria parte del songwriting. Vocalmente Forni ha il timbro pastoso e grave al punto giusto per adattarsi perfettamente all’impianto strumentale, e anche dal punto di vista lirico le descrizioni sono sempre argute e stimolanti.
Pregi come questi, comunque, non sono poi così difficilmente riscontrabili oggigiorno, ed allora a fare la differenza è proprio ciò che in sede di recensione è più difficile da spiegare, ovvero la percezione a pelle per cui la veste musicale scelta da Forni calzi alla sua personalità umana ed artistica come lo farebbe il miglior abito di sartoria. Il consiglio è quindi di ascoltare questo disco: non sarà difficile per la vostra immaginazione immergersi completamente nei paesaggi evocati da questo interessantissimo autore.
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