| Recensione pubblicata il 11 04 2010 |
| Questa
recensione è stata letta 12 volte |
La macchina ombra
di
Vittorio LoConte
Due personaggi provenienti da due pianeti distanti anni luce si incontrano attraverso ombre e movimenti piuttosto cauti ed alla fine scoprono che sono fatti l´uno per l´altro. È così che ci si può avvicinare a quesa registrazione di Tom Hamilton al suo nord modular synth e Bruce Eisenbeil alla chitarra.
Sono due personaggi molto diversi, l´uno viene dal genere classico contemporaneo, Eisenbeil invece dall´improvvisazione. Ma qui i generi hanno poca importanza, in quanto la ricerca di un nuovo linguaggo è coronata da successo, in qualche modo iperattivi, con l´uno che spara suoni dalla sua macchina e l´altro che li avvolge con una ragnatela di note, sfuggendo alla tentazione di usare gli effetti elettrici della chitarra per rendere la pietanza alla fine troppo carica di spezie.
Funziona, alla fine trovando pure isole melodiche, momenti di relax nella tempesta sonora, così restando ancorati ad una base terrestre invece che decollare definitivamente nell´astratto. In fondo il gioco di ombre prospettato nel titolo si realizza con un´aspetto quasi intimo per lunghi tratti ed ai due riesce un incontro che ha delle qualità che sfiorano l´inatteso. |
Cosa aspetti a diventare un utente registrato?
Queste funzioni sono abilitate soltanto per gli utenti registrati. Si possono votare i dischi ed esprimere opinioni sugli artisti, sulle loro opere e su quanto scritto nelle recensioni o negli articoli. Gli utenti registrati hanno inoltre accesso a molte altre funzioni personalizzate sul sito. Basta un minuto, registrati e fai sentire la tua voce. |