| Recensione pubblicata il 08 11 2009 |
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E poi dicono che in Italia nessuno suona qualcosa di nuovo…
di
Alexandra Lagorio
Ho sentito i Lomé la prima volta al Festival Tenco, nel 2006 e devo dire che ne ero rimasta affascinata. Mi avevano colpito i testi: complessi, metaforici, ma non privi della schiettezza e della rabbia necessarie a descrivere la realtà dei nostri tempi, elementi che sicuramente non sono passati inosservati agli esaminatori del Club, da sempre attenti a scovare nuovi gruppi che portano avanti la tradizione cantautorale italiana. Ma i Lomé non sono solo questo, anzi, si differenziano dai molti altri artisti che si sentono in giro proprio per l’impostazione che hanno dato al loro lavoro: notevoli arrangiamenti jazz, nuove sperimentazioni, il tentativo di cercare percorsi musicali nuovi miscelando rock, elettronica e una buona dose di progressive. Ascoltandoli non si può non pensare alla Premiata Forneria Marconi, al Banco di Mutuo Soccorso e, soprattutto, agli Area (non a caso nel 2004 vincono il primo premio del conocorso “Demetrio Stratos”).
E così, dopo l’album d’esordio “Fiori su Marte”, ecco i Lomé alla loro seconda prova “La ragione (non ce l’ha nessuno)”, con la produzione artistica di Peter Walsh (Simple Mind, Steve Wonder, Cristina Donà,…). Riccardo Ruggeri (voce), Luca Bertinaria (contrabbasso), Andrea Manzoni (pianoforte), Italo Graziana (batteria) non deludono: dalla prima all’ultima traccia l’ascoltatore viene travolto da un susseguirsi di brani psichedelici, stravaganti, che strizzano l’occhio all’elettronica, come le tracce d’apertura e chiusura, “Diavoli” e “Come se”, ma anche da brani dalle sonorità meno aggressive, più liriche e testi più introspettivi che si collocano benissimo nella tradizione “classica” della musica italiana d’autore come “Amanti di fumo”, “Dalla mia stanza” e “Le mie idee”, a mio parere uno dei brani più riusciti dell’album. Sono presenti anche pezzi più di “protesta”, attenti alla reltà in cui viviamo (“Marmobianco”, con un bellissimo intro di piano, e la title track “La ragione (non ce l’ha nessuno)”); infine, immancabilmente, pezzi dalla forte carica ironica, come “Anche gli scheletri possono salvarsi”, “Vaches”, in un francese improbabile e la cover del famoso pezzo di Mina, “Zum, Zum, Zum”.
Un album riuscito, anche se non rende giustizia alle capacità di questi ragazzi, che, a mio parere escono fuori molto meglio durante i live. In ogni caso i Lomé sono la prova vivente che in Italia si può ancora intraprendere la strada della sperimentazione, che ci possono essere giovani artisti che cercano di fare cose nuove (riuscendoci ed ottenendo anche riconoscimenti), senza perdere di vista il punto di partenza, in questo caso la canzone d’autore italiana.
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