| Recensione pubblicata il 15 11 2009 |
| Questa
recensione è stata letta 12 volte |
Infettatevi
di
Luca Barachetti
«Delay il vuoto incombe nero / col brain spento in volo cieco»: la coincidenza geografica si fa referenza da sorpassare per i bergamaschi Spread. I Verdena nel dna stoner-grunge e nella scrittura spartita coi primi Afterhours mettono in ombra un impianto ritmico che dal vivo mostra muscoli e nervi. Hanno imparato bene la lezione i quattro voce-chitarra, chitarra, basso batteria: riprendono "Germi! nelle sardoniche Spremute di cazzo e Cova l'arabia fino alla scolasticità di Candida (salvata da una bella fuga finale); virano Soundgarden con passato hard-metal in Together come; eccedono in autoreferenzialità nello strumentale Sinfonia n. 2 e i suoi rumorismi di chitarre e violino. Ma sanno anche fare altro: la nervosa paranoia acustica di Flambè pare un Beck rivisitato dai Marta sui Tubi, mentre Sinfonia n. 1 (Samuel Katarro su quattro piste, una è la via per il battesimo) e la Traccia fantasma – che altro non è che Clap Hands di Tom Waits rifatta con dignità e assolo ragliante in mezzo – svelano una ferita blues non da cauterizzare ma da lasciare spurgare alla peggio. Sarebbe interessante allora risentirli così infettati.
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