| Recensione pubblicata il 16 05 2010 |
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recensione è stata letta 82 volte |
In libertà, non vigilata!
di
Cosimo Parisi
Chi studia jazz nelle scuole di musica ha ormai, oltre allo strumento
scelto, un libro indispensabile: il cosiddetto fake book. È interessante
notare che non ci sono dentro spiegazioni o punti di riferimento per
suonare free, un genere che tuttavia ha ancora qualcosa da dire,
a distanza di decenni dalle prime incisioni di Ornette Coleman o
Cecil Taylor.
Il trombettista Brian Groder, dopo l´incisione del 2007 in cui
aveva coivolto Sam Rivers, questa volta ospita dandogli un ruolo
importante il pianista Burton Greene, anche lui protagonista di
incisioni ormai storiche sulla casa discografica per eccellenza del
genere negli anni `60, la ESP. Il quintetto è completato da
musicisti esperti nel genere,
Rob Brown al sax alto, Adam Lane al contrabbasso, Ray
Sage alla batteria. Ci troviamo di fronte ad un lavoro di alta
caratura, in cui il quintetto segue una via compatta e con un´identità
di gruppo. Nelle loro esecuzioni sembra esserci un collante misterioso,
perchè tutto funziona perfettamente senza che ci sia un solo momento di
routine. Le belle voci dei solisti sono in mostra all´interno di brani
ben congegnati, che mostrano come, dopo tutto, anche all´interno di un
genere che si definisce "libero" sia possibile un´organizzazione,
un´evoluzione interna che faccia la differenza con quello che è stato
inciso decenni fa. Un accenno va fatto all´incisione precedente di Groder:
qui siamo di fronte ad un degno seguito ed alla conferma che si tratta di
un musicista di livello internazionale.
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