| Recensione pubblicata il 06 07 2010 |
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recensione è stata letta 96 volte |
Perso e ritrovato
di
Vittorio LoConte
C`è chi afferma che l´avanguardia è ormai codificata ad una formula o
fa rumore e basta, però alla fine spunta sempre qualche incisione a smentire opinioni nate
dall´incapacità di prestare ascolto a proposte come questa. Si tratta di
un quartetto intorno a Tom Abbs, che si alterna fra contrabbasso,
violoncello e tuba; ad accompagnarlo ci sono Brian Settles al sax
tenore
ed al soprano ed al flauto, Jean Cook al violino e Chad
Taylor alla
batteria.
È un disco frammentato con diciotto brani dal minutaggio vario che hanno
la caratteristica di una suite con una logica interna stringente. Si va
in modo libero, ogni brano compiuto nella sua brevità che non lascia
però l´impressione di incompletezza o di sperimentazione gratuita
lasciata per strada per mancanza della prossima idea che infiammi la
storia. Un´architettura minimalista che funziona anche al di fuori dei
brani stessi perchè poi questi, messi insieme, sembrano rappresentare
una suite compiuta, in cui gli assoli dei singoli o le serrate
improvvisazioni collettive acquistano una logica d´insieme.
Abbs sta dietro la materia in ebollizione e non lascia che le
forme, anche quando aumentano di temperatura, gli scappino di mano. Il
dolente sassofono di Settles e le corde del violino di Jean
Cook insieme ai ritmi sfasati della batteria formano un insieme che
ha assimilato la lezione del passato e che trova ancora spazi nuovi per
l´avanguardia di oggi.
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