| Recensione pubblicata il 09 05 2010 |
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Diagonal - Symphonie
di
Stefano Ricci
A ben vedere, negli ultimi tempi, l’espressionismo cinematografico sembra aver quasi riscoperto una propria dimensione concettuale attraverso l’utilizzo delle strutture più atipiche della forma canzone e tramite la riproposizione sonora di opere spesso tralasciate in qualche polveroso archivio televisivo.
Partendo dalla più nota sonorizzazione de La Signorina Else ad opera dei sempre eccelsi Marlene Kuntz e passando per la più recente rivisitazione de Il Fuoco degli altrettanto abili Giardini Di Mirò, è arrivato ora il momento di concentrarsi, grazie agli straordinari (benché, ahimè, poco conosciuti) Drunken Butterflies, su di un altro capolavoro filmico del cinema muto continentale, ovvero: L’Ultima Risata, confezionato e diretto, nel 1924, dal portentoso e visionario genio artistico di “tale” W.F. Murnau.
Con una solida carriera sulle spalle ed una di certo non indifferente dose di esperienza, questo quarto album della band marchigiana si configura, fin dal primissimo ascolto, come una robusta successione, non casuale, di tredici mini suite strumentali cariche di fascinoso mistero ed elettronica oscurità.
L’impressione è quella di trovarsi davanti ad un’opera particolarmente matura, trascinante nel suo strascinato cadenzare, in bilico fra la sfuggente ariosità di orchestrazioni tanto malinconiche quanto aldilà del concetto stesso di tempo e la violenza più cruda e passionale del rock tipicamente garage.
In definitiva, un lavoro finemente cesellato, arricchito da una produzione brillante, capace di concentrare la giusta dose di luce su ogni più piccolo ingranaggio compositivo posto a dar vita ad un disco degno d’ogni possibile attenzione.
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