| Recensione pubblicata il 02 06 2010 |
| Questa
recensione è stata letta 20 volte |
Al confine della bellezza
di
Vittorio LoConte
Come non si fa a farsi ammaliare dalla chitarra di Mark Pavey,
dai suoi testi che con dolcezza e convinzione parlano di amori e
passioni, di tristezza quotidiana, ma anche di cose che sembrano, nel
mondo della comunicazione odierna, assurde: ad esempio "The Blue Door"
in cui dice "Sono stupito dalla tua gentilezza/ da quello che mi hai
aiutato a fare/sono sotto choc per la tua saggezza. Come se fosse la
cosa più normale di questo mondo.
È stato allievo di Davy Graham ed adesso fa la sua musica con i
suoi testi, delle poesie che in forma quasi crepuscolare descrivono i
piccoli drammi della vita quotidiana, con arrangiamenti facili da
comprendere, ma non per questo alla ricerca aperta del contatto con il
pubblico piú vasto.
Con lui alla chitarra, pianoforte e basso, protagonista assoluto, ci
sono Laurence Colbert alla batteria, Pete Banks al violino
e Tim Cotter al violoncello. Dei dolcissimi archi a sottolineare
versi, trascritti nel booklet, che meritano, a causa della barriera
linguistica, di essere tradotti con un pò di pazienza.
Su "High Days" ed anche altrove va insieme al batterista, senza archi a
supportarlo, anche qui sa gestire le atmosfere ed i versi in modo
magistrale, creando delle isole di varietà sonora all´interno dell´album.
Una musica gradevole, un album abbastanza compatto musicalmente e con
testi di spessore quasi letterario!
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