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Cover
Artista: Wolf Parade
Titolo: Expo 86
Label: Sub Pop
Anno: 2010
Nazione: Canada
Genere: new wave

01. Cloud Shadow On The Mountain
02. Palm Road
03. What Did My Lover Say?
04. Little Golden Age
05. In The Direction Of The Moon
06. Ghost Pressure
07. Pobody Is Nerfect
08. Two Men in New Tuxedos
09. Oh, You, Old Thing
10. Yulia
11. Cave-O-Sapien

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recensione
Recensione pubblicata il 27 06 2010
Questa recensione è stata letta 15 volte

As best as they can
di
Umberto Profazio

Il post punk abrasivo dei Wolf Parade ritorna con Expo 86, nuovo album della band canadese. Atmosfere più cupe e tenebrose, testimoniate dal singolo di apertura, Cloud Shadow on the mountain, in cui Dan Boeckner  sembra aver ingioato un tremolo nella parte finale del pezzo. La new wave si avvicina a chiedere un passaggio e lo ottiene con Palm Road in cui le fantasmagoriche tastiere di Spencer Krug assestano colpi decisivi. E’come se i numerosi Arcade Fire venissero sostituiti da cloni elettronici innamorati del krautrock. Il paragone con i concittadini è una costante per i Wolf Parade, ma in questo album forse lo smarcamento è decisivo: What Did My Lover Say?...è pregna di anni ottanta e la costruzione architettonica delle tastiere avvolge il pezzo in un soffice cellophane ritmato con cura da Arlen Thompson.  E poi, attenzione, arrivano i coretti: se volete cantare ma non sapete l’inglese basta sussurrare oh ohh in Little Golden Age, sospinta dal passo pulsante di Dante De Caro verso l’intermezzo dorato in cui chitarre e synth si rincorrono orizzontalmente. I picchi li lasciamo per la splendida In The Direction of the Moon, in cui l’eco degli Human League arriva dal profondo oriente, rendendo il tutto più lucente e luminoso con un arrangiamento pressochè perfetto. 
As best as I can. Danno il meglio i Wolf Parade, nonostante la Ghost Pressure che si abbate su di loro. Improvvisamente umanoidi dotati di sentimenti, Boeckner e compagni dimostrano notevole spirito di adattamento in questi nuovi paesaggi tecnologici. Sembrano lontani i tempi di Apologies to Queen Mary, anche se Pobody is Nerfect va a stuzzicare in quella direzione, riducenda al minimo il bianco e nero delle tastiere ed alzando i volumi delle sei corde. Altro siluro in in arrivo. Two Men in new tuxedos finalmente abbassa i tempi di percorrenza sotto i 4 minuti, ed è una boccata di ossigeno prima del trittico finale. Oh You, Old Thing rallenta per dare corpo e nuovo vigore alle tastiere, Yulia lascia da parte la wave per avvinghiarsi con un ben più sano romanticismo a là Interpol, mentre la finale Cave-o-Sapien accellera il battito in maniera eccellente, con un finale a sorpresa che non vi svelerò perché sono un cattivone. I’ve got you.
Gran bel disco per i Wolf Parade. Abbandonare la strada vecchia per la nuova non è mai facile, ma se viene fatto con la consapevolezza di avere qualcosa da dire e di possedere il necessario talento, gran parte del gioco è fatto. I ragazzi di Montreal raggiungono entrambi gli obiettivi, e con la loro esposizione universale del 1986 riescono a scrollarsi di dosso i paragoni scomodi che li hanno sempre accompagnati. Anche se loro, a differenza di altri, hanno sempre potuto vantarsi di aver firmato per la Sub Pop. E, come sempre,  scusate se è poco.

Voti:
Il voto del redattore Il voto dei lettori
(voto: 4/5)
Gran bel disco per i Wolf Parade. Abbandonare la strada vecchia per la nuova non è mai facile, ma se viene fatto con la consapevolezza di avere qualcosa da dire e di possedere il necessario talento, gran parte del gioco è fatto.
senza voto
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